Rassegna Stampa

Segnalo, dai giornali del 22 novembre gli articoli di: Alessandro Barbera su La Stampa; Marco Conti e Luca Cifoni su Il Messaggero; Marco Iasevoli su Avvenire.
 
“Malumori fra i pensionati dello Spi. E Gentiloni evoca Salvini premier”
 
 
“Sfida di Gentiloni a Mdp. E ora la manovra rischia”
“Pensioni, per le donne anticipo più facile. Il ‘no’ della Camusso”
 
 
“Pensioni senza pace”
 
 
 
 


LAVORO: DAMIANO “DA PD PROPOSTA ALTERNATIVA IN COMMISSIONE SU ART.18”

ROMA (ITALPRESS) – “La Camera ha rimandato in Commissione Lavoro la proposta di legge sull’articolo 18. Il tema riveste una tale importanza da richiedere un approfondimento e non uno sbrigativo referendum tra chi è favorevole a un ritorno alla legge del 1970 e chi è contro. Ho difeso per 45 anni l’articolo 18, ma lo strumento aveva ormai subito il logoramento del lungo tempo trascorso ma, soprattutto, era diventato inefficace di fronte alle trasformazioni del mercato del lavoro. Infatti, prima del Jobs Act, le assunzioni a tempo indeterminato rappresentavano solamente il 15% del totale, sostituite da contratti a termine, lavoro a chiamata, voucher, lavoro a progetto, collaboratori, stage e tirocini: una vera giungla contro la quale ci siamo sempre battuti”. Lo afferma in una nota Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Il PD – prosegue – ha avanzato in Commissione la sua proposta alternativa: rivedere la normativa sui licenziamenti, non solo aumentando l’indennità a favore dei lavoratori (la mia proposta è di un minimo di 8 e di un massimo di 36 mensilità): si potrebbe anche anche intervenire sui licenziamenti collettivi e disciplinari. Il futuro del lavoro che cambia non consiste in un improbabile ritorno al passato, ma nella fissazione di standard retributivi e di tutela inderogabili, attraverso i contratti di lavoro per i dipendenti, l’equo compenso per i professionisti e il salario minimo per legge per chi svolge lavori occasionali”, conclude.


CENTROSINISTRA: DA LAVORO A ECOLOGIA, LE PROPOSTE DI FASSINO A SI-MDP

Roma, 22 nov. (AdnKronos) – “Un confronto programmatico vero” su misure, dal lavoro all’ecologia passando per il mondo dei diritti, che “potessero diventare un punto di convergenza” in vista del voto. Così l’emissario del Pd Piero Fassino ha descritto il pacchetto di provvedimenti illustrato alla delegazione di Sinistra Italiana-Possibile-Mdp (composta da Giulio Marcon e Cecilia Guerra) durante l’incontro di oggi, al quale hanno preso parte anche il vicesegretario dem Maurizio Martina e il leader dell’area laburista del Pd Cesare Damiano.
A margine dell’incontro, avvenuto negli uffici di Si-Possibile, Fassino ha parlato di “misure integrative sul Jobs Act”, in particolare “per favorire la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato” e “misure integrative di maggiore tutela in caso di licenziamento”. Tra le altre proposte dei dem, “il raddoppio delle risorse per il reddito di inclusione”, “l’aumento delle risorse per il fondo sanitario nazionale e, in questo quadro, l’avvio di un superamento del superticket”. Sul tavolo anche “la stabilizzazione e l’allargamento ad una base di lavoratori più ampia dell’anticipo pensionistico a 63 anni”.
Nell’ambito della tutela dell’ambiente il Pd ha elencato una serie di provvedimenti, “a partire dalle misure di decarbonizzazione e dall’approvazione della legge sul consumo di suolo, che vadano nella direzione di caratterizzare un’alleanza dicentrosinistra sotto il profilo ambientale ed ecologico”. Infine, ha aggiunto Fassino, “sul terreno dei diritti abbiamo confermato la nostra volontà di arrivare alla adozione della legge sullo ius soli e sul fine vita prima della fine della legislatura”. Per Si-Possibile-Mdp, però, le proposte del Pd arrivano “fuori tempo massimo”. Guerra ha affermato che sul piano del lavoro i dem non intendono “rimettere in discussione le politiche sbagliate compiute in questi anni” e l’accordo sulle pensioni, così come il decreto fiscale da poco licenziato dal Senato, “sono tutti elementi che segnano una non volontà di convergenza sui temi che noi stiamo proponendo”. Marcon ha chiuso definitivamente la porta, ribadendo che “non ci sono margini per alcuna intesa con chi in questi anni ha fatto politiche sbagliate e che abbiamo contestato duramente”.


Pensioni. Governo: la nota di sintesi dell’incontro con i sindacati del 22 novembre

Pubblichiamo la Nota finale di sintesi diffusa dal Governo al termine dell’incontro del 22 novembre con Cgil, Cisl e Uil in merito alle misure da prendere sulle pensioni.

 
 
 
 
Nota finale di sintesi

(21 novembre 2017)

 

A conclusione del confronto svolto con le Organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito agli interventi di natura sociale e previdenziale previsti dalla manovra di bilancio per l’anno 2018, anche alla luce dei contenuti del verbale sottoscritto il 28 settembre 2016, il Governo conferma la propria valutazione positiva circa il carattere costruttivo del dialogo instaurato con le OO.SS., in continuità con il percorso che ha condotto nello scorso anno al raggiungimento della citata intesa.

Il Governo,

  • rilevato che la manovra di bilancio 2017 – in attuazione del citato accordo – ha impegnato risorse per circa 7 miliardi di euro in tre anni (circa 26 miliardi in 10 anni) per il finanziamento di misure in favore dei pensionati e a sostegno della flessibilità in uscita;
  • segnalato che il disegno di legge di bilancio 2018 prevede già l’ampliamento di alcune delle suddette misure nel contesto di una manovra complessiva che, pur nei ristretti margini di bilancio, si connota per l’introduzione di uno sgravio strutturale a sostegno dell’occupazione stabile dei giovani che garantisce l’invarianza degli accrediti ai fini pensionistici, lo stanziamento aggiuntivo di risorse per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, l’innalzamento delle soglie di reddito per beneficiare del bonus “80 euro” e per il contrasto alla povertà e gli incentivi agli investimenti pubblici e privati;
  • segnalato, in particolare, che la manovra per il 2018 prevede, sul tema della valorizzazione del lavoro di cura, ai fini del primo riconoscimento di tale principio anche con riferimento alle lavoratrici ricomprese nel sistema retributivo e misto, l’introduzione di un requisito contributivo ridotto per le lavoratrici con figli ai fini dell’accesso all’Ape sociale per il 2018;
  • confermato l’impegno a garantire, a partire dal 2019, il ripristino del meccanismo di rivalutazione dei trattamenti pensionistici basato su “scaglioni di importo”, come previsto dalla legge n. 388 del 2000;
  • ritenendo gli interventi citati come il coerente e graduale sviluppo, nell’ambito dei contingenti vincoli di bilancio, della piattaforma sottoscritta nel 2016;

conferma l’intenzione di proseguire nell’attuazione dell’accordo del 2016, nel rispetto dei saldi di bilancio e con riguardo anche alla sostenibilità di medio-lungo periodo del debito, a garanzia della reputazione finanziaria del Paese e della stessa sussistenza dei presupposti futuri per il pieno recepimento dei contenuti dell’accordo.

 

In particolare, con riguardo ai temi individuati nell’ambito del documento del 28 settembre 2016, il Governo si impegna a proporre l’adozione, ove necessario con norma di legge, delle seguenti misure:

 

– sul tema del rapporto tra demografia e previdenza, a fronte dell’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento per il 2019 all’incremento della speranza di vita registrato dall’ISTAT e fermi restando i princìpi – già richiamati nel verbale del 2016 – dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita e della sostenibilità di medio-lungo termine della spesa:

1) al fine di garantire un andamento più lineare dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento, con effetto dallo scatto biennale del 2021, la revisione strutturale del meccanismo di calcolo dell’adeguamento stesso, attraverso le seguenti modifiche:

– l’assunzione per il calcolo dell’adeguamento della media della speranza di vita nel biennio di riferimento rispetto a quella del biennio precedente;

– l’assorbimento di un’eventuale riduzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, da portare in riduzione dell’adeguamento successivo;

– la fissazione di un limite massimo di tre mesi per ciascun adeguamento futuro, da riassorbire nell’ambito dell’adeguamento successivo qualora sia registrato un incremento superiore;

2) l’immediata esenzione di 15 categorie di occupazioni particolarmente gravose dall’innalzamento previsto per il 2019 del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per la pensione anticipata: 11 categorie già individuate ai fini dell’Ape sociale e 4 categorie aggiuntive con particolari indici di infortunistica e di stress da lavoro correlato (operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011). L’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni;

3) ai fini della rilevazione su base scientifica della gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica dei lavoratori, l’istituzione di una apposita Commissione tecnica di studio presieduta dal presidente dell’ISTAT e composta da rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero della salute, di ISTAT, INPS e INAIL, con la partecipazione di esperti indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale dei datori di lavoro e dei lavoratori e la consultazione di esperti e accademici di istituzioni nazionali, comunitarie e internazionali. La Commissione conclude i lavori entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi il Governo presenta al Parlamento una relazione sugli esiti dei suoi lavori;

– sul tema della previdenza complementare, l’introduzione di incentivi idonei a incrementare significativamente la percentuale di adesione dei lavoratori del settore pubblico, in particolare attraverso:

4) la parificazione della tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare per i dipendenti pubblici al livello di quella dei privati;

5) la previsione, con norma di legge, di forme di adesione basate anche su sistemi di silenzio-assenso, come definite dalle parti istitutive dei Fondi, destinate ai pubblici dipendenti che saranno assunti in futuro. Tali forme devono garantire l’ampia e trasparente informazione dei soggetti alle quali sono dirette;

6) con riguardo all’esigenza di approfondire la comparazione della spesa previdenziale a livello internazionale, l’istituzione di un’apposita Commissione tecnica di studio presieduta dal presidente dell’ISTAT e composta da rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero della salute, di ISTAT, INPS e INAIL, con la partecipazione di esperti indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale dei datori di lavoro e dei lavoratori e la consultazione di esperti e accademici di istituzioni nazionali, comunitarie e internazionali. La Commissione conclude i lavori entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi il Governo presenta al Parlamento una relazione sugli esiti dei suoi lavori.

7) Al fine di consentire un più largo accesso agli ammortizzatori sociali finanziati dal FIS (Fondo di integrazione salariale), il Governo si impegna a incrementare il limite normativo di erogabilità delle prestazioni da 4 a 10 volte l’ammontare dei contributi dovuti da ciascuna azienda richiedente la prestazione.

Il Governo si impegna altresì a garantire:

– all’esito della rideterminazione per il 2018 e gli anni successivi delle previsioni di spesa per l’APE sociale e per i lavoratori precoci nell’ambito dei limiti di spesa programmati, l’utilizzo delle risorse già stanziate per le medesime annualità a copertura delle modifiche normative orientate alla piena esigibilità delle prestazioni, nonché:

8) all’ampliamento della platea alle nuove categorie di attività gravose;

9) all’allargamento, fino a un massimo di un anno per ogni figlio entro il limite massimo di due anni, dei requisiti di accesso alle prestazioni per le lavoratrici con figli, al fine di avviare il processo di superamento delle disparità di genere e dare primo riconoscimento al valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne;

10) con l’obiettivo di consentire la proroga e in prospettiva la messa a regime dell’istituto dell’Ape sociale al termine del periodo di sperimentazione, l’accantonamento in un apposito fondo dei risparmi di spesa, come eventualmente accertati per gli anni 2019 e seguenti attraverso la rideterminazione delle previsioni di spesa nell’ambito dei limiti di spesa programmati.

Infine, confermando il percorso tracciato nel documento del 28 settembre 2016, il Governo ribadisce la volontà di continuare il dialogo con le OO.SS., anche nell’ambito di apposite sedi di confronto, al fine di affrontare le altre problematiche individuate nel medesimo documento, nel rispetto dei vincoli di bilancio e della sostenibilità di medio-lungo termine della spesa pensionistica e del debito. In particolare, il Governo riconosce la necessità di dare priorità alla discussione sui temi:

11) della sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani, al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo, con riferimento alla flessibilità sia per la pensione anticipata che per quella di vecchiaia;
12) dello sviluppo della previdenza complementare nel settore privato nell’ambito di un confronto aperto anche alle rappresentanze delle organizzazioni dei datori di lavoro.