LAVORO, DAMIANO: NO A INCENTIVI MODELLO JOBS ACT

(9Colonne) Roma, 21 lug – “La crescita occupazionale c’è, ma non è di qualità. Questo dicono gli ultimi dati dell’INPS. Gli assunti a tempo indeterminato sono tornati a essere una stretta minoranza, com’era nella situazione ante Jobs Act. Questo dimostra che gli incentivi per le assunzioni varati nel 2015 non hanno funzionato, se non transitoriamente”. Lo scrive Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro, sul suo profilo Facebook. “Bisogna evitare che nella prossima legge di Bilancio i nuovi incentivi siano la riedizione del modello Jobs Act: noi insistiamo per una diminuzione strutturale del cuneo fiscale per le assunzioni a tempo indeterminato”, conclude. (Red)



PENSIONI: SI RIPARTE DA APE, SU TAVOLO SCONTI ETÀ E DONNE

Questo breve resoconto dell’agenzia Ansa riassume le posizioni a pochi giorni dall’incontro – fissato per il 27 luglio – tra il ministro del Lavoro e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. L’incontro segnerà l’apertura della trattativa sulla cosiddetta “Fase 2”, con riferimento all’impegno a discutere alcuni punti legati al verbale firmato dalle stesse parti in settembre. La “Fase 2” riguarda i provvedimenti non realizzati con la legge di Bilancio 2017 e anche il recupero dell’APE volontaria, che doveva già essere in funzione. Su tavolo i sindacati pongono anche il tema del rinvio dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’indice Istat dell’aspettativa di vita, che è al centro dell’appello lanciato da me e dal senatore Sacconi a Governo e Parlamento.
 
Poletti convoca sindacati,verso potenziamento misura d’anticipo
(di Marianna Berti)
 
(ANSA) – ROMA, 20 LUG – Al centro del tavolo tra governo e sindacati, convocato per la prossima settimana, ci sarà l’Ape social, dopo il pieno di richieste arrivate all’Inps si ragiona su possibili ritocchi alla misura, che consente l’uscita anticipata a 63 anni per chi è disoccupato, assiste malati gravi o svolge lavori gravosi, dall’infermiere alla maestra d’asilo. Una sorta di ‘tagliando’ alla misura introdotto con la legge di Bilancio dello scorso anno. L’obiettivo è ampliare le platee, riducendo i requisiti per le donne: si parla di abbassare il periodo di contribuzione di tre anni. Ma l’Ape potrebbe anche essere la strada per riconoscere altri bonus, per esempio sull’età che rischia di alzarsi a 67 anni dal 2019. Per i sindacati la questione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita rappresenta un ‘detonatore’ ma sarebbe ancora presto per affrontare il nodo. Soprattutto perché l’Istat deve ancora aggiornare i dati: le previsioni parlano di 5 mesi in più ma la cifra definitiva potrebbe essere un po’ più bassa (nell’arco temporale che va considerato non sempre la freccia è stata rivolta verso l’alto). Sembra esserci da parte del governo la disponibilità a venire incontro alle fasce più deboli. Si parte allora dalle donne, a cui oggi è richiesta un’anzianità per l’Ape social uguale a quella degli uomini (30 e 36 anni in caso di mestieri faticosi). L’asticella potrebbe essere abbassata (ad esempio a 27 e 33 anni). Potrebbero poi essere valorizzati i mesi o gli anni persi a lavoro per potere accudire figli o familiari disabili. Insomma si va verso un’Ape ‘donna’ o ‘rosa’. Agganciandosi all’accordo precedente sulle pensioni, si può immaginare già una possibilità di intervento sull’età. Si potrebbe rivedere l’automatismo per quanti accedono all’Ape o comunque svolgono attività pesanti (facchini, camionisti, addetti alle pulizie). D’altra parte lo stop all’età e’ stato riconosciuto per i lavori usuranti (in miniera, galleria, altoforno). L’Anticipo pensionistico sarebbe comunque la leva attraverso cui agire. Tanto che già si parla di rendere l’Ape strutturale dopo il biennio di sperimentazione, che terminerà nel 2018. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, incontrerà i leader di Cgil, Cisl e Uil il 27 luglio anche per discutere di ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro nelle aree di crisi. Si tratta di studiare delle tutele, puntando anche sulla formazione. Sul tavolo non mancherà la cosiddetta pensione di garanzia per i giovani, come ricorda il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, che però insiste “per bloccare l’assurdo innalzamento automatico dell’età pensionabile”. E aggiunge: “se non riusciremo a ottenere i risultati auspicati, non è da escludere un percorso di mobilitazione”. Intanto per il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, avere fissato una data d’incontro è “una buona notizia”, per dare finalmente un via ‘politico’ alla fase due sulle pensioni.



PENSIONI: DAMIANO, “INCONTRO POLETTI-SINDACATI BUONA NOTIZIA”

Foto: Maurizio Riccardi

(ANSA) – ROMA, 20 LUG – “L’incontro previsto la prossima settimana tra Poletti e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil è una buona notizia. Si dovrebbe affrontare, in termini politici, la cosiddetta ‘Fase 2’ del verbale sulle pensioni sottoscritto lo scorso settembre tra Governo e sindacati”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Gli argomenti cruciali da affrontare – spiega – sono: la pensione contributiva di garanzia, che dovrebbe assicurare alle giovani generazioni del lavoro discontinuo e scarsi contributi un risultato previdenziale dignitoso; il rinvio dell’innalzamento dell’età pensionabile che, in assenza di un intervento normativo, la porterebbe a 67 anni a partire dal 2019”. “Ci auguriamo che i primi risultati della legge di Bilancio dello scorso anno, a partire dall’APE sociale e dalle nuove regole per i lavoratori precoci, si consolidino e che si apra la strada per una completa applicazione di tutti i contenuti del verbale sulle pensioni”, conclude. (ANSA).



IL RICORDO DI BORSELLINO E IL PATRIOTTISMO COSTITUZIONALE

La condivisione della Memoria sembra essere uno dei problemi che affliggono la vita civile del nostro Paese. Ho scritto il sostantivo Memoria con la maiuscola intendendo quei riferimenti storici che dovrebbero fare da piattaforma a valori, per l’appunto condivisi. Quelli universali, quelli non discutibili.
Eppure. Eppure, quella che dovrebbe essere certezza diventa ombra, dubbio, conflitto. Ricordando, oggi, davanti al Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, la strage di via D’Amelio – il massacro del procuratore Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta – il Presidente Mattarella ha detto “Ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato”.
Questa è una faccia di un problema più vasto. Problema di cui ci parlano atti come gli sfregi ai monumenti a Giovanni Falcone e Rosario Livatino. O il conflitto politico nato intorno all’intitolazione del parco comunale di Latina – chiamato da alcuni “parco Mussolini” – agli stessi Falcone e Borsellino. Se il crimine organizzato muta, prospera – come spiegano inchieste come quella di Roma raccontata, giorni fa, da Roberto Saviano su La Repubblica – è anche perché questa forma di delinquenza non è considerata, nella mente di ogni cittadino, come una forza di sovversione, un nemico mortale di tutti e non della sola legge, come se essa non appartenesse ad ognuno di noi. Ogni volta in cui la Memoria deve manifestarsi nella vita civile della Nazione, emerge qualche divisione, che sia la mafia o la Liberazione dal fascismo o qualsiasi pietra miliare della nostra storia.
Io credo che il problema sia chiaramente determinabile: come Paese, non abbiamo lavorato, con la necessaria risolutezza, alla creazione di quel patriottismo costituzionale che è il vero collante di ogni autentica democrazia. Nelle nostre scuole, le nuove generazioni di cittadini non vengono cresciute a pane e Costituzione, così come dovrebbe, invece, essere. Gli italiani non condividono più un catalogo di valori fondamentali che stabiliscano limiti invalicabili. Oggi, nelle more della crisi, il discorso pubblico è soverchiato dal populismo, dalla rabbia che si muta in violenza perché c’è un vuoto di valori in cui tutti si possano riconoscere e dei limiti che tutti rifiutino di superare. E questo, ben aldilà dei tanti problemi di amministrazione della cosa pubblica. Questo è il problema. A esso dovremmo rivolgere il pensiero mentre consideriamo, ancora una volta, la perdita di tanti, preziosi, servitori dello Stato.