Scuola: risolvere problema “quota 96″

Se prendiamo a riferimento  il modello tedesco, come ci suggerisce Matteo Renzi, dobbiamo scommettere sull’alternanza scuola-lavoro che di quel modello rappresenta un elemento portante. Ci aspettiamo che questo tema faccia parte delle linee guida sulla scuola che il Premier presenterà domani. Si tratta di consolidare una sperimentazione, fortemente voluta dal PD e già diventata legge, che consente di assumere con i contratti di apprendistato i giovani che frequentano l’ultimo biennio della scuola secondaria superiore. Favoriamo la proliferazione di accordi territoriali tra scuole ed aziende, anche prevedendo specifici incentivi per queste assunzioni. Infine, vogliamo ricordare al Governo che bisogna anche risolvere il problema di “Quota 96″ degli insegnanti per porre rimedio ad un errore che ha intrappolato ingiustamente 4.000 docenti che non possono andare in pensione, pur avendone diritto.




Lavoro: disboscare giungla modalità impiego

I dati dell’ISFOL usciti appena due giorni fa sull’andamento delle forme di assunzione testimoniano che come PD abbiamo visto giusto quando abbiamo chiesto al Governo un monitoraggio annuale sui risultati del Decreto lavoro varato nello scorso mese di maggio per capire se saremmo andati nella giusta direzione. I primi sondaggi sulla  nuova occupazione danno ragione alla scommessa che come PD abbiamo fatto insieme al ministro Poletti: far aumentare le assunzioni con l’apprendistato e con i contratti a termine senza cannibalizzare il contratto a tempo indeterminato. Questo trend si è verificato: nel secondo trimestre del 2014, secondo l’ISFOL, il tempo determinato registra un + 3,9%, l’apprendistato un + 16,1% ed i contratti a tempo indeterminato un + 1,4%. Anche se una rondine non fa primavera, occorre osservare che questo primo risultato si è verificato anche se il Decreto è stato definitivamente approvato dalla Camera soltanto lo scorso 15 maggio. Ci aspettiamo ulteriori positivi risultati nei prossimi trimestri e soprattutto che, parallelamente a questi incrementi, diminuiscano le forme di assunzione più precarizzanti. Per questo chiederemo al Governo, nella Delega, di disboscare la giungla delle modalità di impiego frutto della passata stagione della deregolazione del lavoro.



Ast: mozione deputati Pd, occorre nuovo piano industriale

“Un gruppo di deputati del Partito Democratico, primi firmatari la vicepresidente della Camera e parlamentare umbra Marina Sereni e il capogruppo Roberto Speranza, ha presentato oggi una mozione che impegna il Presidente del Consiglio a prendere in mano la situazione di Ast e a costruire una cabina di regia che coinvolga tutte le parti interessate per affrontare i nodi principali: riconsiderazione del piano industriale scritto da ThyssenKrupp e gestione delle relazioni con la Commissione Europea sul tema dell’equilibrio concorrenziale”. Cosi’ la vicepresidente della Camera Marina Sereni annuncia la presentazione di una mozione che elenca le priorita’ nella risoluzione della vicenda delle acciaierie ternane a pochi giorni dall’incontro convocato dal Governo presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, previsto per il 4 settembre. Oltre Sereni e Speranza gli altri firmatari della mozione sono, oltre ai deputati umbri del Pd, Anna Ascani, Giampiero Giulietti, Walter Verini, il presidente della Commissione attivita’ produttive, Guglielmo Epifani, il presidente della Commissione lavoro, Cesare Damiano, il capogruppo Pd in Commissione attivita’ produttive, Gianluca Benamati, il capogruppo Pd in Commissione lavoro, Maria Luisa Gnecchi. “Il testo presentato dal Pd – prosegue Sereni – prevede poi l’impegno per il Governo a promuovere presso l’Ue tutte le iniziative necessarie alla tutela di un asset strategico nazionale anche tramite il mantenimento dell’integrita’ del polo siderurgico. Il gruppo Pd chiede inoltre un nuovo slancio per le politiche a favore della siderurgia ed in particolare l’attivazione di specifici interventi di sostegno alla reindustrializzazione dell’area ternana, prevedendo anche il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti e l’utilizzo del Fondo Strategico Italiano”.


Mozione ThyssenKrupp-Ast Terni

MOZIONE

 

La Camera,

premesso che:

il polo siderurgico di Terni rappresenta il più grande sito industriale dell’Italia centrale. Vi sono impiegati direttamente circa 2.900 addetti e altrettanti costituiscono l’indotto di riferimento. Dai comuni indicatori statistici si calcola che circa 20.000 persone ne beneficiano in termini di reddito;

in questo contesto, AST – Acciai Speciali Terni è tra i primi produttori mondiali di laminati piani inossidabili, costituendo da sola una quota sul mercato italiano superiore al 40 per cento;

il report annuale 2013 di Federacciai conferma che quello in cui opera AST è un settore strategico per l’economia nazionale: in controtendenza rispetto agli altri acciai speciali, la produzione di laminati piani a caldo e a freddo è aumentata del 4,3 per cento rispetto all’anno precedente, passando da 598.300 tonnellate nel 2011 a 624.000 nel 2012;

nel 2011, la ThyssenKrupp, società proprietaria del sito, ha deciso di uscire dal settore dell’acciaio inossidabile attraverso lo scorporo, avvenuto nell’agosto 2011, dell’area “stainless“, e la creazione della nuova società denominata Inoxum che con i suoi 11.000 dipendenti comprendeva tra l’altro: ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni SpA e le altre imprese del sito integrato, ThyssenKrupp Nirosta, con 5 stabilimenti in Germania per la produzione di una vasta gamma di laminati inox tra cui quelli di Krefeld e Bochum; ThyssenKrupp Merinox, unico produttore messicano di laminati inox; ThyssenKrupp Stainless USA, che produce laminati piani a Calvert in Alabama; ThyssenKrupp VDM, che in Germania produce leghe a base di nichel;

nel corso del mese di gennaio 2012 il gruppo siderurgico finlandese Outokumpu ha formalizzato l’offerta per l’acquisizione del 70 per cento di Inoxum per un controvalore di circa 2,7 miliardi di euro. Outokumpu ha circa 8.250 dipendenti, in più di 30 Paesi, nei quali è presente in termini sia di impianti produttivi che di centri servizi. Il fatturato nel 2011 è stato pari a 5 miliardi di euro. I centri di ricerca e sviluppo e di assistenza tecnica si trovano ad Avesta, in Svezia e a Tornio in Finlandia;

l’integrazione di Outokumpu con Inoxum avrebbe portato alla nascita di uno dei leader globali nella produzione di acciaio inossidabile, con un fatturato stimabile nell’ordine di 11,8 miliardi di euro ed oltre 19.000 dipendenti nel mondo, con una copertura del mercato europeo pari al 52 per cento e del 14 per cento di quello mondiale;

l’integrazione tra le due realtà produttive prevedeva, tra l’altro, la chiusura del sito di tedesco Bochum alla fine del 2015, e la cessazione nel 2013 dell’attività fusoria dello stabilimento di Krefeld che avrebbe continuato la laminazione a freddo dell’acciaio;

gli stabilimenti di Tornio in Finlandia e Terni, secondo il piano presentato nel mese di aprile 2014 da Outokumpu alle istituzioni ed alle forze sociali, sarebbero stati i punti di riferimento per la produzione del gruppo in Europa;

a maggio 2012 la Commissione europea ha aperto un’approfondita indagine sull’acquisizione di Inoxum da parte di Outokumpu al fine di verificare se questa operazione avrebbe potuto dare vita al principale produttore europeo di acciaio inox e la riduzione dai previsti 4 a 3 produttori de facto di prodotti piani in acciaio. Outokumpu ha quindi inoltrato alla Commissione europea, il 20 settembre 2012, una proposta alternativa, contenente la vendita degli impianti svedesi di Avesta e di 2 linee di produzione di acciaio inox dell’Ast di Terni, in maniera tale da adeguarsi al processo di verifica antitrust;

in seguito ai market test effettuati, in data 1° ottobre 2012, la Commissione europea ha comunicato l’esito negativo, ritenendo che tali misure non fossero sufficienti a consentire l’acquisizione di Inoxum. La richiesta dell’organismo di controllo del mercato ha ribadito la necessità che all’interno del perimetro comunitario vi siano almeno 4 produttori di acciaio inox. La commissione ha ritenuto che l’operazione proposta, al contrario, avrebbe invece condotto alla costituzione di 3 poli dell’inossidabile: Aperam, Acerinox e Outokumpu ulteriormente rafforzata. Con l’acquisizione dell’insieme di Inoxum, infatti, Outokumpu avrebbe raggiunto una quota del 52 per cento sul mercato per quanto riguarda la produzione di acciai laminati piani a freddo;

di fronte alle nuove indicazioni, il 9 ottobre 2012 Outokumpu ha pertanto diramato un comunicato con cui anticipava i contenuti della proposta definitiva alla Commissione europea: cessione degli stabilimenti di Terni ad eccezione del tubificio ed il trasferimento della linea più moderna per la produzione di acciaio lucido, con un potenziale da 130.000 tonnellate, in altro stabilimento del gruppo;

in seguito all’esito negativo di alcuni tentativi di acquisizione, mai formalizzati, del sito di Terni per mani europee (Aperam) ed italiane, ThyssenKrupp, nel novembre 2013, ha riacquisto, tra le altre, le attività di parte di Inoxum, di AST e delle sue società controllate (SDF, tubificio e Aspasiel). L’operazione si è perfezionata con l’approvazione dell’Unione europea intervenuta in data 13 gennaio 2014;

in ragione di tale perfezionamento, ThyssenKrupp ha fornito alla Commissione europea un piano di attività sugli investimenti in AST e sugli interventi per migliorarne la redditività, sulla base del quale la Commissione ha ritenuto che l’acquisizione di AST da parte di ThyssenKrupp avrebbe preservato una concorrenza effettiva, mantenendo una quarta forza competitiva nel mercato dello spazio economico europeo dell’inox;

nei mesi successivi alla riacquisizione, la Regione Umbria e le istituzioni locali, insieme alle organizzazioni dei lavoratori, hanno più volte ribadito la necessità di ottenere maggiori e più dettagliate informazioni in merito alla portata e ai fini del passaggio proprietario che ha ricondotto lo stabilimento ternano nelle mani di ThyssenKrupp. È stata più volte richiesta alla proprietà, anche per il tramite del Ministero dello sviluppo economico, la formalizzazione del piano industriale per AST, considerando punti irrinunciabili il mantenimento e la valorizzazione dell’attuale perimetro industriale, il mantenimento dei volumi produttivi e dei livelli occupazionali e l’attuazione di un programma di investimenti in coerenza con il piano europeo della siderurgia varato della Commissione europea e ai dettati della stessa emanati al momento dell’esito negativo del passaggio ad Outokumpu;

il 17 luglio 2014, una delegazione di ThyssenKrupp “Business area materials services” e AST si è recata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per incontrare il sottosegretario Graziano Delrio e le istituzioni locali. In questa sede, e successivamente presso il Ministero alla presenza del Ministro e delle sigle sindacali, ThyssenKrupp ha presentato le linee generali del nuovo piano industriale: articolato in una prospettiva biennale, individuerebbe 5 obiettivi fondamentali da perseguire: incremento di redditività, ottimizzazione della struttura produttiva, ottimizzazione dei costi, razionalizzazione della struttura del gruppo, aggiornamento delle procedure di information technology;

ThyssenKrupp prevede che tali obiettivi siano raggiunti attraverso: un aumento della produzione del “freddo”, che dovrebbe passare dalle 411.000 tonnellate del 2013, a 540.000 tonnellate all’anno; una diminuzione della produzione del caldo fino a portarla a 350.000 tonnellate all’anno; il mantenimento della produzione di forgiati alle attuali 25.000 tonnellate all’anno, l’incremento della produzione di tubi da 65.000 a 80.000 tonnellate all’anno, un diverso e nuovo approccio commerciale, direttamente attraverso la struttura di ThyssenKrupp;

il piano presentato ipotizza, entro l’anno fiscale 2015-2016, la chiusura di uno degli attuali 2 forni elettrici al fine di incrementare la capacità produttiva del rimanente anche attraverso un investimento sul trasformatore. Altri elementi del piano sono: riduzione dei livelli occupazionali del personale diretto di circa 550 unità; rinegoziazione degli appalti e delle modalità e costi di approvvigionamento delle materie prime; rinegoziazione dei contratti del personale, con una complessiva diminuzione del 10 per cento del costo rispetto ai livelli contrattuali attuali; interventi sui costi dell’energia, migliorando o in ogni caso mantenendo, quindi prorogando oltre il 2016, le attuali condizioni di favore in termini di costo dell’energia; riportare nell’unico soggetto giuridico le società del gruppo (Aspasiel, tubificio e società delle fucine) e conseguente riduzione del costo del lavoro riguardante la contrattazione di secondo livello;

considerato che:

il piano presentato da ThyssenKrupp per AST, se applicato così come formulato, implicherebbe costi sociali ed industriali elevatissimi, in termini di impatto sia sull’occupazione diretta delle imprese del gruppo sia sulla riduzione dei volumi di produzione, sulle attività e sulle imprese dell’indotto;

lo stesso piano non assicura il rafforzamento della posizione competitiva di AST e delle aziende del gruppo tenuto conto che dei complessivi 20 milioni di euro di ipotetici investimenti, quelli di cui si può avere ragionevole certezza, allo stato attuale ammonterebbero tra i 2 e 5 milioni di euro;

nelle scelte del piano, l’auspicato recupero di redditività di AST, a fronte delle consistenti perdite maturate negli ultimi 5 anni, dovrebbe essere conseguito agendo essenzialmente sul costo del lavoro tramite la riduzione della occupazione e dei contratti per l’azienda e ciò nonostante il costo del lavoro rappresenti una componente che incide per circa il 5-6 per cento sul fatturato di AST che supera annualmente i 2 miliardi di euro;

già nell’ottobre 2013, è stato raggiunto tra sindacati ed AST un accordo sia per il ricorso alla mobilità volontaria per 130 lavoratori rientranti nei requisiti pensionistici previsti prima della piena entrata in vigore della riforma Fornero di cui al decreto-legge n. 201 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, e tale accordo ha determinato, con la piena disponibilità delle organizzazioni sindacali, una riduzione di costi delle attività di AST pari a 27 milioni di euro;

il piano non prevede investimenti tecnologici adeguati al mantenimento di livelli di competitività necessari a preservare il potenziale produttivo dello stabilimento dai fisiologici fenomeni di obsolescenza tecnica, e parimenti non si riscontrano investimenti in ricerca e sviluppo in grado di differenziare le produzioni aziendali, puntare su nuove combinazioni di prodotto, acquisire nuovi mercati in considerazione dei forti livelli di sovra capacità produttiva esistenti a livello globale ed in particolare nei Paesi dell’Unione europea;

il piano, nel suo insieme, si configura come un processo di esclusiva ristrutturazione organizzativa e ricerca dell’equilibrio economico, non prospettando alcuna strategia di sviluppo industriale coerente con il ruolo riconosciuto anche dalla Commissione europea ad AST ed alle imprese del polo siderurgico ternano;

lo stesso profilo temporale del piano evidenzia una strategia di interventi finalizzati ad una dismissione del sito nel breve medio periodo e a una permanente riduzione della capacità e del potenziale produttivo di AST;

l’inaccettabile condotta della proprietà in questa fase cruciale per il futuro dell’industria siderurgica ternana, confermata, dopo la presentazione del business plan, dal disconoscimento degli accordi con le organizzazioni sindacali sulla gestione della cassa integrazione guadagni ordinaria e da un vistoso incremento del piano di fermo estivo degli impianti, manifesta evidente elementi di incompatibilità con i principi di responsabilità sociale dell’impresa e con gli stessi interessi generali e collettivi;

i contenuti e gli obiettivi del piano, inoltre, si pongono in palese contraddizione con le decisioni e gli indirizzi della Commissione europea in ordine alla garanzia di un mercato europeo concorrenziale grazie alla presenza di un quarto operatore oltre ai già presenti Outokumpu, Aperam e Acerinox;

il vicepresidente della Commissione europea e commissario responsabile per la concorrenza, Joaquín Almunia, ha dichiarato in esito all’approvazione del riacquisto di alcuni degli asset di Outokumpu da parte di ThyssenKrupp: “La nostra priorità era garantire che, nonostante le difficili condizioni di mercato, le acciaierie di Terni trovassero il più rapidamente possibile un acquirente idoneo, proteggendo nel contempo la loro redditività. ThyssenKrupp ha assicurato che svilupperà AST come concorrente forte e credibile di Outokumpu e di altri operatori del mercato”. Tuttavia, la posizione del commissario Almunia relativa al frazionamento del mercato comunitario ed alla sua suddivisione tra 4 operatori appare problematica anche alla luce del potenziale di sviluppo dell’industria europea;

la prospettiva del depotenziamento di AST, a seguito dei richiamati passaggi di proprietà, rischia di concretizzarsi in una transazione con mere finalità liquidatorie;

rilevato che:

il piano, così come formulato, rispetto ad una visione di equilibrio sul piano continentale, rischia di spostare l’asse produttivo di un settore strategico come quello degli acciai speciali e dei prodotti laminati verso Paesi del nord della UE, in palese contraddizione con le prospettive delineate, a suo tempo, dal piano di Outokumpu. Di fatto, si rischia di indebolire il sistema produttivo ed il potenziale di sviluppo del settore dell’acciaio in un Paese chiave nella UE e in un’area come quella del Mediterraneo alla prese con gravissimi problemi economici;

la Commissione europea dovrebbe poter riassumere in sé non solo il ruolo di garante della concorrenza in termini formali, ma anche l’esercizio attivo di un potere di controllo ed indirizzo economico tale da contemperare il complesso degli interessi in gioco secondo un approccio integrato con le questioni legate allo sviluppo ed alla competitività dei territori;

l’esito delle valutazioni sul piano industriale è comune e condivisa, sia da parte delle istituzioni locali e regionale sia dal Governo, che ha invitato ThyssenKrupp a considerare l’opportunità di rivederne i contenuti. Identiche valutazioni e giudizi sono stati espressi anche dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori nazionali, della Acciai speciali Terni e delle aziende costituenti il polo siderurgico;

il piano viene meno agli impegni che la Commissione europea ha formalizzato e richiesto a ThyssenKrupp al momento della sua riacquisizione della proprietà di AST e non può, quindi, rappresentare una seria e credibile base di discussione;

della situazione AST il Governo nazionale tornerà ad occuparsi con l’incontro convocato presso il Ministero dello Sviluppo Economico per il prossimo 4 settembre;

osservato che:

l’area ternana nel suo insieme è un distretto produttivo con caratteristiche peculiari e strategiche, vista l’integrazione del polo siderurgico e quello chimico e meccanico, costituito da grandissimi complessi industriali colpiti dal declino del mercato tradizionale di appartenenza, che necessita di strumenti specifici, in coerenza con la legislazione vigente, di sostegno alla sua reindustralizzazione;

in tale contesto, AST rappresenta una componente imprescindibile della matrice produttiva dell’Umbria e dell’intero Paese oltre a tratto costituente ed essenziale del capitale sociale e territoriale di Terni e dell’intera regione e perciò è necessario che AST possa contare su prospettive di recupero credibili in termini di redditività e di generazione di valore, in una fase di dura crisi economica: è quindi fondamentale costituire strumenti di politica industriale ad hoc a partire da quelli volti al sostegno delle produzioni di base, ed in particolare quelle della siderurgia e degli acciai inossidabili;

la strategia di politica industriale nazionale nei comparti manifatturieri primari deve essere iscritta nell’alveo del piano d’azione per una siderurgia europea competitiva e sostenibile oggetto di comunicazione dell’11 giugno 2013 della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, al comitato economico e sociale europeo ed al comitato delle regioni;

il turno di presidenza italiana del semestre europeo può rappresentare un’importante opportunità per ridare slancio alla crescita, sostegno agli investimenti produttivi ed a questo fine confermare la centralità delle politiche per lo sviluppo dell’industria e della manifattura europea,

impegna il Governo:

1) a costituire una “cabina di regia” presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con la partecipazione delle parti interessate e delle istituzioni coinvolte, per affrontare in maniera condivisa le questioni di strategia legate in particolare:

a) alla riconsiderazione del piano ed alla sua contestualizzazione rispetto alla prospettiva industriale del polo siderurgico di Terni rispetto ad un orizzonte che vada oltre lo scenario del piano di ristrutturazione presentato;

b) alla relazione con la Commissione europea sui temi dell’equilibrio concorrenziale sul mercato europeo e sulle politiche per l’acciaio e la siderurgia;

c) al sistema di relazioni con il complesso degli stakeholder;

d) agli spazi che possono essere individuati per un percorso di supporto nazionale allo sviluppo e alla continuità operativa di un’infrastruttura industriale essenziale come quella rappresentata dagli impianti siderurgici di Terni;

2) a promuovere presso la UE ogni utile iniziativa al fine di richiamare in modo puntuale e cogente il valore strategico che AST ricopre per l’economia nazionale, sollecitando un impegno a valutare positivamente l’integrità del polo siderurgico ternano in coerenza e nel rispetto delle pronunce e delle decisioni formali della Commissione europea;

3) a richiamare ThyssenKrupp al rispetto degli impegni su investimenti, competitività e concorrenza, che la Commissione europea ha formalmente richiesto al momento del perfezionamento dell’operazione di riacquisizione di AST;

4) ad adottare ed attivare ogni utile iniziativa finalizzata a promuovere la redazione di un nuovo industriale che preveda:

a) condizioni di competitività e sostenibilità delle produzioni del polo siderurgico di Terni in una prospettiva di valorizzazione del patrimonio di competenze produttive proprie dell’area ternana e di sviluppo dei fattori di integrazione del sito AST;

b) la predisposizione di investimento idonei a preservare i livelli tecnologici degli impianti e delle produzioni del sito;

c) il mantenimento dei livelli occupazionali e di sicurezza dei lavoratori, sia nelle imprese del perimetro del polo siderurgico che in quelle dell’indotto;

d) il raggiungimento di un più elevato livello di compatibilità ambientale, nel rispetto del piano della siderurgia europea;

5) ad attivare specifici interventi, coerenti con la legislazione vigente, di sostegno alla reindustrializzazione dell’area ternana, che nel suo insieme rappresenta un’area produttiva con caratteristiche peculiari e strategiche, considerata la concomitante presenza del polo siderurgico e di quello chimico e meccanico;

6) a prevedere il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti e l’utilizzo del Fondo strategico italiano, per favorire il rilancio e lo sviluppo del sito integrato di Terni ed il mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

 

SERENI, SPERANZA, EPIFANI, DAMIANO, BENAMATI, GNECCHI, ASCANI,GIULIETTI,

VERINI

1 settembre 2014