LAVORO: DAMIANO-GNECCHI, “RIMETTERE CAUSALE A CONTRATTI TERMINE”

(ANSA) – ROMA, 16 DIC – “L’esplosione dell’utilizzo dei contratti a termine non è in relazione diretta con l’abolizione dei voucher. Il vero problema, invece, consiste nella abolizione delle ‘causali’ che consentivano di limitare l’utilizzo dello strumento. Eliminate quelle, il tempo determinato è diventato, contemporaneamente, o un lavoretto o un lungo periodo di prova”. Lo dichiarano Cesare Damiano e Luisa Gnecchi, presidente e capogruppo PD della Commissione Lavoro alla Camera. “Le durate di 15 giorni, che sono quelle largamente prevalenti – spiegano – confermano la strada della precarizzazione. L’utilizzo triennale dello strumento, attraverso le proroghe, è diventato l’anticamera lunga della stabilizzazione”. “Il problema non è quello di passare da 36 a 24 mesi, che serve a poco, ma quello di rimettere le causali e di diminuire le proroghe. Inoltre, è consigliabile considerare i contratti a termine già stipulati validi per il triennio: in caso contrario c’è il rischio di vedere licenziato chi ha già alle spalle due anni di contratto a termine”, concludono. (ANSA).



PD, DOMANI ASSEMBLEA ORLANDIANI: “PUNTIAMO A CHI VUOLE UNITÀ CENTROSINISTRA”

Di Elisabetta Graziani
Roma, 15 dic. (LaPresse) – Andrea Orlando chiama a raccolta i suoi “non per contarsi, ma per contare”, è il refrain. Domani all’auditorium Antonianum di Roma sono attesi fra i 500 e i 600 delegati per la prima assemblea nazionale dell’associazione Dems (Democrazia, Europa, Società). Nell’appuntamento ‘Con noi per l’Italia’ confluiranno Laburisti Dem, Rete Dem, Moderati, Socialisti e Democratici. L’assemblea darà il via al radicamento sul territorio, già costituiti tutti i coordinamenti regionali e dopo la ‘reunion’ di domani partiranno anche quelli provinciali. Dopo il naufragio dell’alleanza con Giuliano Pisapia e il suo Campo progressista, c’è chi nel Partito democratico si assume la responsabilità di rappresentare il pluralismo interno, soprattutto pensando all’elettorato di sinistra. Obiettivo di Dems è parlare a un pezzo di mondo che si è staccato dal Pd, ma che ancora non ha trovato casa. Un mondo che non si riconosce in Liberi e Uguali e che vorrebbe l’unità del centrosinistra. Se non si fa la coalizione – è il ragionamento tra gli orlandiani – occorre parlare a quel popolo che la vorrebbe. Ecco perché la linea è quella di insistere su di una svolta sui temi del programma dem, mettendo ancora più evidenza il tema delle diseguaglianze e valorizzando anche le cose fatte dai governi Renzi-Gentiloni, come la legge sulla povertà. Il discorso interno si traduce poi nelle candidature che, per gli orlandiani, dovranno rispecchiare quanto più possibile il pluralismo del partito, in modo che siano più rappresentative possibile. Il tema non è la trattativa sui posti nei collegi, ma trasmettere l’immagine plastica che il Pd è un campo largo, in modo da attrarre e rassicurare l’elettorato di centrosinistra. Per l’ala orlandiana vale poi il principio che occorre evitare di fare una campagna elettorale incentrata su Mdp e sui bersaniani confluiti nella lista guidata da Pietro Grasso, perché significherebbe scadere in un meccanismo controproducente. “Fino all’ultimo bisogna lavorare per ricucire gli strappi” è il mantra ripetuto nella minoranza Pd, consapevole che, se alla fine non sarà possibile raggiungere l’unità, saranno responsabili coloro che si stanno sottraendo. Tra i ‘nomi’ presenti domani, oltre al ministro della Giustizia, anche Andrea Martella (coordinatore della corrente orlandiana alle primarie), Cesare Damiano (presidente della commissione Lavoro alla Camera), Sergio Lo Giudice (membro della commissione straordinaria per i diritti umani) e la madrina delle unioni civili Monica Cirinnà.


PENSIONI: DAMIANO “DI MAIO INDIVIDUI QUALI SONO QUELLE D’ORO”

ROMA (ITALPRESS) – “Se Di Maio vuole recuperare 12 miliardi dalle pensioni d’oro per superare la legge Fornero, ci deve spiegare che cosa intende per ‘pensioni d’orò. Dato che la matematica non è una opinione, per recuperare 12 miliardi bisognerebbe azzerare (non pagarle più) tutte le pensioni dai 5.500 euro lordi mensili in su, il cui ammontare lordo annuo corrisponde appunto a quella cifra, incluse le tasse già pagate allo Stato (Fonte: Itinerari Previdenziali su dati Inps 2015)”. Lo afferma in una nota Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Poiché l’operazione azzeramento non si può ovviamente fare – prosegue – per risparmiare (in percentuale per ciascuna pensione) un valore di 12 miliardi, bisogna andare a toccare le pensioni di importo molto inferiore dove, di ‘dorato’, non c’è proprio niente. Al massimo abbiamo qualche ‘pensione di bronzo’, perché parliamo di impiegati e operai”. “Sarebbe ora – continua Damiano – di smetterla di fare sparate sul tema della previdenza mettendo in allarme i pensionati. E non sto parlando di quelli più ricchi ai quali, invece, è giusto applicare un contributo di solidarietà che serva ad aumentare l’importo delle pensioni più povere”. “Suggerisco a Di Maio, al fine di individuare cosa sono le ‘pensioni d’oro’, di adottare almeno il criterio indicativo dei 5.000 euro netti mensili, circa 7.500 euro lordi, vale a dire 14/15 volte il minimo. Da quella soglia in su, che non riguarda sicuramente gli operai, si possono fare operazioni di risparmio dalle quali, però, non si ricavano sicuramente grandi cifre. Tutto il resto è fantasia”, conclude. (ITALPRESS).


MANOVRA: DAMIANO, MICCOLI, ALBANELLA: “BENE L’EMENDAMENTO SUI CALL CENTER”

Roma, 15 dic. (askanews) – “Approvato l’emendamento che abbiamo presentato alla Camera per cancellare una norma introdotta al Senato, inserita al comma 618, che disponeva l’esclusione dei call center interni alle imprese dagli obblighi di iscriversi al Registro degli operatori di comunicazione e di dichiarare a inizio telefonata l’ubicazione geografica dell’operatore. Si sottraeva altresì all’utente la possibilità di parlare con un operatore collocato in Italia o in un altro Paese UE”. Lo dichiarano i deputati Dem della Commissione Lavoro Luisella Albanella e Marco Miccoli insieme al presidente Cesare Damiano. ” La norma – proseguono – non era concordata con le parti sociali ed entrava in contraddizione con la volontà di limitare le delocalizzazioni, che ha ispirato un emendamento presentato dal Governo con la legge di Bilancio di un anno fa”. “Siamo soddisfatti del risultato ed invitiamo il Governo a convocare le parti sociali per un monitoraggio dell’attività dei call center”, concludono.