MANOVRA. DAMIANO: “SU TEMI CRUCIALI ANCORA NESSUNA CHIAREZZA”

(DIRE) Roma, 16 dic. – “La prossima settimana sarà cruciale per la legge di Bilancio”. Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito democratico. “Poiché – spiega – non sappiamo ancora quali saranno i contenuti di questa manovra, al momento ‘fantasma’ e sottoposta a revisione dall’Europa, e non sappiamo se ci saranno dei decreti che riguardano addirittura Quota 100 e Reddito di cittadinanza, vogliamo, per il bene del Paese, fare alcune domande al Governo: verranno prorogate al 31 dicembre 2019 tutte le graduatorie della Pubblica Amministrazione, di vincitori e idonei, attualmente vigenti? Verranno esentati, come promesso, gli ambulanti dalla applicazione della direttiva Bolkestein? Andrà in porto la nona salvaguardia per gli esodati? Verrà prolungata la sperimentazione di Opzione Donna? Verrà prorogata e resa strutturale l’Ape sociale? Si potrà andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica? Verrà abolita l’assurda ecotassa sulle automobili?”. “Tutte queste domande riguardano argomenti cruciali per la vita dei cittadini e fanno parte delle promesse contenute nel Contratto di Governo gialloverde. Verranno mantenute?”, conclude. (Com/Tar/ Dire)



STRASBURGO: DAMIANO (PD), “LA MORTE DI MEGALIZZI PERDITA PER IL GIORNALISMO”

(ANSA) – ROMA, “Il destino si presenta con estrema crudeltà in tanti eventi che segnano la nostra vita, talvolta la storia. Così è per Antonio Megalizzi, giovane cronista sulla strada dell’accesso alla professione giornalistica”. Lo dichiara Cesare Damiano, del Partito Democratico. “Si trovava – continua – a Strasburgo nel suo percorso professionale particolarmente interessato all’Unione Europea. Il caso lo ha portato, in una sera di dicembre, sulla strada scelta da Cherif Chekatt per compiere il suo crimine infame. Un delinquente, Cherif Chekatt, con alle spalle una ventina di condanne penali per reati comuni compiuti in tre Stati. ‘Radicalizzato’ come si dice oggi: ossia, che aveva abbracciato una versione distorta della religione che offre una struttura apparentemente etica a chi non ne ha alcuna. Non sono un sociologo e perciò non mi avventurerò nell’analisi del disadattamento delle seconde generazioni, dei figli di immigrati, in sistemi di integrazione fallaci. Antonio Megalizzi era una persona reale che, come tanti giovani del suo tempo, ha cercato di costruirsi una vita tra le difficoltà di un futuro incerto e precario. Un giovane da guardare con rispetto e che ora la sua famiglia e i suoi amici hanno perduto. Così come la professione giornalistica ha perso con lui una frazione del proprio futuro. Il terrorismo è questo: cancella vite e valori umani colpendo innocenti disumanizzati e trasformati in bersagli simbolici. Niente è più meschino di questo.
A noi non resta che tributare alla famiglia e agli amici di Antonio Megalizzi la nostra rispettosa solidarietà per il loro dolore”. (ANSA).


Battisti deve essere estradato per la giustizia e la democrazia

La vicenda di Cesare Battisti è esemplare di una forma di confusione ideologica che ha negato, nella sua cecità, la natura realmente democratica della nostra Repubblica. Nei 37 anni della sua lunga fuga dalla giustizia italiana, che lo ha condannato per quattro omicidi di natura terroristica compiuti nella vergognosa stagione degli anni di piombo, Battisti, prima nella Francia della “dottrina Mitterrand”, poi nel Brasile di Lula e Dilma Rousseff, è riuscito a farsi passare per un perseguitato politico, cosa che non è. E devo dire che considero un peccato che personaggi, altrimenti di grande rilievo, come Mitterrand, Lula e Rousseff, nel loro percorso di governo, abbiano compiuto un simile scivolone. C’è una differenza indiscutibile tra una dittatura liberticida – come quella che ha perseguitato e incarcerato proprio Lula e Rousseff – e la democrazia italiana. Come certo c’è una differenza enorme tra personaggi di grande valore come quei presidenti e un delinquente come Battisti. Definirlo perseguitato politico significa metterlo nello stesso “cesto” di Giuseppe Di Vittorio, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli, solo per citare alcuni nomi dello sterminato elenco degli italiani perseguitati politici a opera del “regime” per eccellenza, il fascismo totalitario e liberticida. Un’assurdità che ne ha causata un’altra. Che a porre fine alla latitanza di Battisti non sia stata la giustizia di una democrazia, riconoscendo la legittimità democratica del nostro Paese, ma sarà, forse, il Brasile di un’autentico reazionario come Jair Bolsonaro.