POLONIA, DAMIANO: “OMICIDIO ADAMOWICZ FRUTTO DI CLIMA VIOLENZA RISUONI IN TUTTA EUROPA COME UN GRIDO D’ALLARME”

Roma, 15 gen. (askanews) – “La notizia del brutale assassinio del Sindaco di Danzica deve risuonare in tutta Europa come un grido di allarme”. Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico, a proposito dell’assassinio del sindaco di Danzica Pawel Adamowicz. “Pawel Adamowicz – continua – era molto amato ed era stato più volte rieletto Sindaco della città polacca. È stato accoltellato da un uomo che aveva un passato da criminale comune e che ha detto di aver agito per vendetta. In realtà, è impossibile non riconnettere questo efferato omicidio al clima di violenza che, peraltro, era stato già ripetutamente denunciato dallo stesso Adamowicz come indotto dal Governo nazionalista di Jaroslaw Kaczynski”. “Adamowicz, infatti, sindaco della città in cui nacque il sindacato Solidarnòsc, era un aperto e coraggioso oppositore della maggioranza di estrema destra che – ricorda Damiano

– da tempo governa la Polonia e porta avanti un discorso politico molto vicino a quello dell’ungherese Orban. Torna a riproporsi un nesso tra la violenza verbale delle parole d’ordine agitate dall’estrema destra al potere nell’Europa dell’Est e la violenza praticata contro gli avversari politici fino, in questo caso, all’omicidio”. “Compito di tutti i sinceri democratici è dunque quello di unirsi contro la violenza politica e in difesa della democrazia e di una prospettiva europeista solidale”, conclude. Pol/Arc



DAMIANO: “REDDITO CITTADINANZA NON ARRIVA PERCHÉ MANCANO SOLDI”

“Ogni giorno ha la sua bozza”
 
Roma, 13 gen. (askanews) – “Passa un giorno, passa l’altro, ma il Decreto del Governo su Quota 100 e Reddito di cittadinanza non arriva. Ogni giorno ha la sua ‘bozza’, che corregge quella del giorno precedente”. Lo dichiara Cesare Damiano, leader dei Laburisti Dem. “Questo ‘prendere tempo’ – continua – nasconde il fatto che, molto probabilmente, i conti non tornano con la Ragioneria e che le promesse non fanno il paio con le risorse disponibili. Il Pd deve avere la capacità di fare proposte alternative. Protestare è doveroso, ma non basta, e, soprattutto, non possiamo apparire come quelli che sono contro le Quote e contro il sostegno ai più poveri, tutte misure che abbiamo inventato noi e che ci sono state malamente scippate dai gialloverdi”. “Cominciamo a dire quello che vogliamo: il Decreto deve decorrere dal primo gennaio. La retroattività serve per non avere un vuoto normativo che riguarda l’Ape sociale, che è scaduta il 31 dicembre scorso, e che deve essere resa strutturale. Non ci stanchiamo di ripeterlo: Quota 100 e Ape sono misure complementari, non si oppongono e non si sovrappongono. La prima favorisce chi ha carriere lunghe e continue, perlopiù i lavoratori, perché richiede un minimo di 38 anni di contributi. L’Ape favorisce invece chi ha carriere meno continuative, le lavoratrici, e chi svolge attività faticose: richiede solo un minimo di 36 anni di contributi (non 38) per le 15 categorie di lavori gravosi, soltanto 30 anni per chi è disoccupato e 28 per le donne disoccupate con due figli. Quota 100, da sola, non risolverebbe un problema di equità sociale. Va rivista la normativa che consente ai disoccupati l’accesso all’Ape sociale: va riformulata la legge n.232 del 2016 (art 1 comma 179) che afferma che l’Ape va riconosciuta a coloro che ‘si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale’, sopprimendo con un emendamento la parte del testo che prevede che ‘hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi’. Non deve più essere necessario aver utilizzato gli ammortizzatori. In questo modo si risolverebbero molti problemi, considerato il fatto che di 76.049 domande per l’Ape, ben 57.572, il 75,7%, sono relative a disoccupati. Attivare la nona salvaguardia degli esodati, che riguarda al massimo 6.000 lavoratori. Ripristinare l’indicizzazione delle pensioni, come concordato dal precedente Governo con i sindacati, applicando il modello a ‘scaglioni’ ante legge Fornero. La soluzione adottata dal Governo colpisce le pensioni oltre i 1.500 euro lordi mensili. Non sono ‘pensioni d’oro’. Chiarire il meccanismo della ‘pensione di cittadinanza’, i cui contenuti non sono ancora noti e non sono sufficienti le dichiarazioni fatte nelle conferenze stampa. I pensionati che hanno pensioni fino a 500 euro lordi mensili sono 2.017.774, dati 2017, con pensioni medie pro capite di 3.404 euro all’anno. Per portare gli importi a 9.360 euro (780×12 mensilità), considerando solo chi è sotto i 500 euro, occorrono 12 miliardi. Anche se tagliamo a metà la risorsa necessaria, perché non tutti avranno diritto, si tratta pur sempre di una cifra ragguardevole. Dove sono questi soldi? Senza considerare il fatto che a cifre di pensione da 700-800 euro oggi si arriva con molti anni di contributi. Da adesso in poi non serviranno più? Il futuro sarà fatto di lavoro nero?”. “Queste sono le proposte che mi sento di formulare e che, mi auguro, dovrebbero far parte della battaglia di opposizione del Pd”, conclude.


TAV, DAMIANO: “REFERENDUM SE GOVERNO LA BLOCCA”

“Contratto Lega-M5s non votato da elettori”
 
Roma, 12 gen. (askanews) – “Si è svolta oggi, a Torino, una riuscitissima manifestazione promossa dal movimento Sì Tav. All’iniziativa hanno partecipato, oltre a migliaia di semplici cittadini, decine di sindaci provenienti dal Piemonte e da altre Regioni, rappresentanti di oltre 30 associazioni di categoria ed esponenti politici di orientamento anche molto diverso”. Lo dichiara Cesare Damiano, leader dei Laburisti Dem. “Dopo la prima manifestazione Sì Tav di due mesi fa – continua – i propagandisti fedeli alla maggioranza gialloverde si erano divertiti a definire ‘madamine’ le promotrici dell’iniziativa. Ma l’ottima riuscita delle loro iniziative dimostra che queste degnissime signore si erano e si sono fatte portavoce di sentimenti e di idee diffuse in profondità nella società torinese e di tutto il Piemonte. Tutti capiscono, infatti, che un grande Paese industriale come il nostro ha bisogno di investire nelle infrastrutture se vuole assicurarsi un futuro credibile. A questo proposito, osservo che il cosiddetto contratto, su cui si basa l’alleanza di Governo fra Lega e MoVimento 5 Stelle, non è mai stata votata dagli elettori”. “Desidero quindi esprimere il mio pieno appoggio alla proposta avanzata dal presidente della Regione Piemonte, Chiamparino. Se il Governo dovesse decidere di bloccare la Tav, i cittadini siano chiamati a esprimersi con un apposito referendum”, conclude.


ISTAT: DAMIANO, “DA DI MAIO SU ‘BOOM’ PAROLE SURREALI”

(ANSA) – ROMA, 11 GEN – “I dati relativi alla produzione industriale di novembre, oggi resi noti dall’Istat, vanno considerati con la massima attenzione. Secondo l’Istat, infatti, a novembre 2018 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dell’1,6% rispetto all’ottobre dello stesso anno. A questo calo congiunturale si aggiunge poi un più netto calo tendenziale: rispetto al novembre del 2017, tale indice è diminuito del 2,6%”. Lo dichiara Cesare Damiano, leader dei Laburisti Dem, a proposito dei dati sulla produzione industriale resi noti oggi dall’Istat. “A mio avviso – continua – questi dati sono molto preoccupanti. Ciò per almeno tre ordini di motivi. In primo luogo, mi pare evidente che un calo della produzione industriale in un paese a vocazione manifatturiera, quale è il nostro, sia già di per sé un fatto che non può essere sottovalutato. In secondo luogo, questo fatto risulta ancora più negativo se lo si inserisce nell’attuale quadro internazionale. Lo stesso Istat, in un’altra nota pubblicata oggi, e relativa a dicembre 2018, afferma, infatti, che nelle ultime settimane l’economia internazionale ha mostrato segni evidenti di decelerazione. In terzo luogo, diversi osservatori delle tendenze economiche globali avvertono già da qualche tempo sul rischio che si stia profilando una nuova fase recessiva. In questo contesto, le parole pronunciate oggi da Luigi Di Maio, ovvero da colui che si è assunto il compito di guidare il ministero dello Sviluppo economico, con cui viene prospettato un nuovo boom economico, appaiono surreali”. “Che fra i gli obiettivi di crescita sbandierati dal Governo Lega-MoVimento 5 Stelle e le tendenze reali dell’economia non vi fosse nessun nesso lo si era già capito. A partire da oggi, però, tale sconnessione si è fatta ancora più netta e allarmante”, conclude. (ANSA).