MANOVRA: ELIMINARE LA PENALIZZAZIONE PER LE PENSIONI PRIMA DI 62 ANNI

Le correzioni apportate alla manovra, grazie al dibattito nelle commissioni, vanno sicuramente in direzione di una maggiore equità. Primo fra tutti l’emendamento dei relatori che accoglie la proposta di indicizzare al 100% le pensioni fino a tre volte il minimo, non solo per il prossimo anno, come era previsto nella formulazione iniziale, ma anche per il 2013. Accanto a questo migliorano altre normative legate alla previdenza, ma tutto questo non può oscurare il fatto che nel complesso l’intervento sullo stato sociale rappresenta un serio sacrificio richiesto ai lavoratori. Tra i diversi problemi che rimangono aperti c’è quello della penalizzazione dell’assegno per chi va in pensione con 42 anni di contributi, non avendo maturato i 62 anni di età. Come richiesto concordemente dai partiti che sostengono il governo, questa norma va cancellata perchè si tratta di un inutile accanimento verso lavoratori che, essendo entrati precocemente al lavoro, hanno svolto perlopiù attività manuali e faticose nell’intero arco della loro vita.


0 pensieri su “MANOVRA: ELIMINARE LA PENALIZZAZIONE PER LE PENSIONI PRIMA DI 62 ANNI

  1. Sono un lavoratore (infermiere) nato nel 1952 di quelli sfortunati che dovevano andare in quiescenza nel 2013 (quota 96 nel 2012 + finestra Tremonti) ma che la riforma Monti ha colpito più di altri per l’allungamento dei tempi di attesa per la pensione. Per fortuna si è pensato a questi lavoratori, che in effetti avranno uno sconto degli anni di attesa, ma con mio grande rammarico ho scoperto che questa norma vale solo per i lavoratori del settore privato. Pertanto non potrò andare in pensione nel 2016 a 64 anni, bensì nel 2019 a quasi 67 anni. Ma tale norma non è anticostituzionale? I lavoratori del pubblico impiego e del settore privato non sono tutti uguali davanti alla Costituzione? Cosa hanno fatto di male i dipendenti del pubblico impiego?

  2. leggo sulla repubblica del 16/12/2011 che Bersani si auspica che con il risparmio sulle pensioni si potranno aiutare i giovani. Sembra passato un secolo da quando lo stesso onorevole osteggiava una nuova eventuale manovra sulle pensioni da parte del governo Berlusconi. Complimenti per la coerenza e la chiarezza di chi rappresenta il partito.Alle prossime elezioni penso di cambiare aria.

  3. E’ ancora aperta la questione dei lavoratori in mobilita’ e che maturano i requisiti della pensione in tale periodo.
    La quota che e’ passata da 50.000 a 65.000 lavoratori in mobilita’ ,che potranno andare in pensione con i vecchi requisiti ,in realta’ cosa risolve ?( a parte poter dire di aver fatto qualcosa di piu’ equo per qualche fortunato !)
    Questo limite assurdo ,che andra’ a creare, a parita’ di requisiti maturati ,trattamenti diversificati e ingiusti, deve essere semplicemente tolto.
    E’ chiaro a tutte le menti normali che e’ una regola anticostituzionale, e che ha una logica solo in una mente perversa.
    Si parla di trasparenza e non volete dire in realta’ quanti sono in Italia i lavoratori posti in mobilita’ prima di ottobre 2011 e che raggiungeranno i vecchi requisiti in tale periodo?
    Basterebbe dire la verita’ una volta tanto! .
    Chiedetelo a l’Imps che questi dati li possiede( visto che paga a questi lavoratori l’indennita’ di mobilita’).
    Non e’ invece che gia’ sapete che i lavoratori in queste condizioni sono circa 400.000, e con questa manovra metterete : (400.000-65000=335000 lavoratori), nella condizione di non avere piu’ LAVORO,INDENNITA’,E MANCANZA DEI CONTRIBUTI ALLA PENSIONE.
    Avrete cosi’ creato n. 335.000 nuovi mendicanti in erba, che, come premio per avere fatto il proprio dovere, in una vita di lavoro, si troveranno vecchi e disperati.
    Se questo stato di cose non riuscite a farlo modificare, almeno dissociatevi ufficialmente, e salvate la faccia .
    Scendete in piazza per mettere in atto delle forme di lotta che aiutino a fare valere i diritti di questi lavoratori.
    On Damiano ,sarebbe bello se almeno mi rispondesse,ho sempre votato PD…….