NOTA SUL SETTORE DELLE TELECOMUNICAZIONI IN ITALIA

Riceviamo da un gruppo di lavoratori del settore telecomunicazioni  e volentieri pubblichiamo

 

La Ericsson Italia Telecomunicazioni S.p.A, multinazionale svedese leader nel settore dell’innovazione tecnologica, presente in 180 paesi, da diversi anni, per (r)esistere nel settore globale delle telecomunicazioni e (ri)posizionarsi nel comparto ICT è in fase di “transformation”.

Questa trasformazione ha portato a diverse procedure di mobilità “volontaria” ( 2009:235 unità, 2010:250 unità, 2012:374 unità, 2013: 335 unità più una procedura di solidarietà, 2014: 116 unità, 2015:166 unità); circa un migliaio di esuberi strutturali di personale italiano dislocato nelle diverse sedi e trasversale alle divisioni aziendali.

L’ultimo “programma di riduzione” avviato lo scorso 14 marzo conta 315 lavoratori in esubero, di cui la parziale attuazione vede 182 lavoratori licenziati con email ricevuta circa alle 9 di sera del 21 luglio 2017.  L’azienda dichiara che la riduzione di personale nasce dalla necessità di adeguare l’organico ai volumi di business per restare competitivi e garantire profittabilità.

Entro settembre, immaginiamo quindi che darà seguito agli ulteriori licenziamenti.

In calce una nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali:

[…]1 A conclusione dell’incontro, la società ha ritenuto che per gli attuali esuberi dichiarati con la procedura di licenziamento collettivo non si possa trovare adeguata soluzione facendo ricorso agli ammortizzatori sociali previsti dalla legislazione vigente. Non si sono quindi prodotte le condizioni per istituire un tavolo di confronto tra le organizzazioni sindacali e l’azienda. […]

Queste dichiarazioni preludono a una presa di posizione forte dell’azienda che, come si evince da alcuni comunicati interni, proseguirà sulla strada dei licenziamenti anche nel 2018 per garantirsi competitività in un mercato che è sempre più aggressivo seppur l’azienda, oggi, ancora non abbia dichiarato di vivere una crisi economica.

È già, perché oggi la competitività passa attraverso la delocalizzazione di attività produttive e professionali in paesi esteri come Romania, India, Cina; il cui costo del lavoro è inferiore; la competitività passa attraverso gli sgravi fiscali introdotti dalla regolamentazione del Jobs Act in luogo delle garanzie per i lavoratori più “anziani” (età media in Ericsson Italia circa 47 anni): la ricchezza sana di un’azienda e di un Paese soprattutto, non ci crea dividendo generazioni e riducendo i diritti; semmai questi, nell’era della globalizzazione, andrebbero estesi anziché diminuiti.

La competizione, invece, oggi passa attraverso l’ingresso di società straniere nel “mercato libero” del quale dimenticano le regole, ammesso che in realtà esistano!

Nello specifico settore delle telecomunicazioni in Italia parliamo della società privata Huawei Technologies e della ZTE Corporation che negli ultimi anni si sono aggiudicate importanti commesse nel settore e come incipit, informiamo, per chi fosse interessato, che le condizioni di lavoro in queste moderne aziende sono paragonabili al peggiore sfruttamento.

Molto probabile, date le attuali commesse perse, che nelle intenzioni della Ericsson Italia possa palesarsi all’orizzonte una nuova procedura di licenziamento per molti altri lavoratori. Il dramma nel dramma è che Ericsson Italia è solo la punta di un iceberg,

nei prossimi anni potremmo assistere alla sofferenza e al riassetto dell’intero settore italiano delle telecomunicazioni che potrebbe portare alla perdita di moltissimi posti di lavoro.

Parliamo degli esuberi dichiarati da Telecom Italia, WIND│3, British Telecom e degli effetti che la contrazione/difficoltà di business potrebbe avere sull’intero indotto delle società satellite del settore (ADS Assembly Data System SpA, GBC Technology Service per citarne alcune). E non dimentichiamo l’arrivo del nuovo quarto operatore telefonico Free Mobile (operatore francese di proprietà di Iliad) che occuperà il posto lasciato libero dalla fusione tra Wind e 3 Italia e la cui politica delle tariffe sarà estremamente aggressiva.

Parliamo del fatto che le telecomunicazioni, nella loro globalità, (ICT, radio, media, internet) sono un asset strategico per qualunque paese, ed in Italia, molte proprietà sono estere: francese Vivendi SA, cinese Hutchison Whampoa Limited, russa Vimpelcom. Questo, purtroppo, è parte di un più ampio e generale processo di impoverimento economico e strutturale a cui ormai si assiste impassibili.

Potenzialmente sarebbero migliaia gli esuberi dell’intero settore che impiega professionalità alte e che il mercato, in Italia, non è in grado di assorbire, (ri)collocare, (ri)qualificare senza un intervento ed una attenzione seria delle istituzioni che sia volta a trovare soluzioni per armonizzare un processo che deve equilibrare il posizionamento delle aziende private sul mercato (profitti, dividendi, bilanci positivi) senza che questo si traduca nel sacrificare “persone”.

Sì, perché siamo persone prima di essere lavoratori, prima di essere il dipendente “x”, la matricola “n°”, la posizione INAIL “y” o la “risorsa”.

Ci dimentichiamo che sono le persone che lavorano in questo paese a pagare le tasse, ci dimentichiamo che le persone hanno una famiglia, dei figli che studiano, delle spese mediche da sostenere, il mutuo, e la lista potrebbe essere infinita.

Ci si dimentica che le nuove società cinesi che vengono ad investire in Italia con il plauso delle istituzioni e che millantano assunzioni, investimenti, prospettive professionali per gli italiani, che dichiarano di volersi adoperare per collaborazioni con le nostre università, in realtà hanno una propria interpretazione dei contratti collettivi del nostro paese (o per meglio dire li ignorano), in realtà offrono opportunità lavorative di bassissima qualità, prive di ogni sorta di rispetto per le persone.

Che futuro ci attende? Stiamo importando in Italia il sistematico sfruttamento tipico dell’organizzazione d’oltreoceano e lo stiamo spacciando come regola del mercato libero.

O si recupera e si comprende davvero la dimensione sociale del lavoro o saremo “tutti”, nel medio-lungo periodo, destinati a doverci confrontare con “la lettera di licenziamento” annessi e connessi, con stipendi a ribasso e con tutele inesistenti.
 
1. Prot. 28 / 0011934 / 2.225. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.