PENSIONI: DAMIANO, “MECCANISMO SI È INCEPPATO, PENSARE AL SOCIALE”

(9Colonne) Roma, 22 ago – “L’età pensionabile varia, come sappiamo, in relazione all’andamento dell’aspettativa di vita. Questo meccanismo, introdotto dal Governo Berlusconi e inasprito da quello di Monti, si è fin qui basato su un freddo calcolo demografico che dava per scontato che gli italiani sarebbero, insieme ai giapponesi, i più longevi della terra. Da qui l’idea, perversa, di far salire l’età della pensione indefinitamente, fino a superare la soglia dei 70 anni alla metà del secolo. Ma il meccanismo statistico si è inceppato e tornano a fare capolino alcune considerazioni sociali”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “L’allarme – prosegue – lo ha lanciato Gian Carlo Blangiardo, dell’Universita di Milano Bicocca, che ha messo in luce come, nel 2017, con una impennata della mortalità del +15% nei primi tre mesi, potremmo registrare per la seconda volta, dopo il 2015, un calo della speranza di vita. Il Governo, anziché opporre veti pregiudiziali ad aprire una discussione sul tema, come ha fatto Morando, farebbe bene a mettere in conto una revisione del meccanismo: già con il calo del 2015 non c’è spazio per un ulteriore aumento dell’età pensionabile di 5 mesi dal 2019”. “Se la Ragioneria ha fatto i conti senza l’oste – spiega Damiano – e non ha previsto l’adeguamento al basso, i conti vanno rifatti. Inoltre, sarebbe giusto che la politica passasse dall’aritmetica al sociale, considerato che l’aumento della mortalità potrebbe nascondere, secondo Blangiardo, una insufficiente protezione del sistema sanitario di cui fanno le spese i più deboli, a partire dagli anziani”. ” La crescita delle diseguaglianze ha aumentato il numero di coloro che rinunciano a curarsi. C’è di che riflettere nella prossima legge di Bilancio”, conclude.