Thyssen Krupp: 10 anni dopo, il percorso incompiuto della sicurezza sul lavoro

Lo scorso anno, ricordando il nono anniversario della tragedia alla Thyssen Krupp di Torino, manifestai l’insoddisfazione che condividevo con tanti per l’insufficienza delle condanne comminate ai responsabili di quel disastro.
Non era l’ultima puntata di questa storia giudiziaria. In ottobre, la Terza Sezione Penale della Cassazione ha dovuto pronunciare una nuova sentenza su quella vicenda. I condannati avevano presentato ricorso. Ma la Suprema Corte ha bocciato, dichiarandoli inammissibili, quei ricorsi presentati dall’amministratore delegato della Thyssen Harald Espenhahn (condannato a 9 anni e 8 mesi), dai dirigenti Gerald Priegnitz, Marco Pucci (entrambi condannati a 6 anni e 10 mesi) e Daniele Moroni (condannato a 7 anni e 6 mesi). La Corte ha stabilito che “È del tutto assente l’errore di fatto attribuito al giudice di legittimità”.
Dunque, pur considerando insufficienti le pene, possiamo dire che la giustizia ha stabilito in modo irrevocabile la responsabilità di quei dirigenti.
Voglio ricordare, ancora, che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è dovuto intervenire sul suo omologo tedesco perché la Repubblica Federale applichi la sentenza italiana. Infatti, per due dirigenti tedeschi, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz è stata chiesta l’estradizione in Italia, ma questa è stata dichiarata non ammissibile dal loro Paese.
Dunque, la via della giustizia, per le vittime della Thyssen Krupp, le loro famiglie, i loro compagni, l’Italia tutta è stata lunga – come spesso accade – e tortuosa.
Ma c’è un altro dato che è importante mettere in evidenza: quello degli incidenti sul lavoro che, nei primi sette mesi di quest’anno, è tristemente cresciuto rispetto al 2016. I dati Inail ci dicono che gli incidenti mortali sono stati 591, con una crescita del 5,2%, in totale, 29 in più rispetto ai 562 dello stesso periodo del 2016. E gli incidenti che hanno causato feriti sono cresciuti dell’1,3%.
Proprio dalla tragedia della Thyssen Krupp scaturirono l’allarme e l’indignazione che ci diedero la spinta per ottenere, nel 2008, l’approvazione del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Oggi, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dichiarato “Il lavoro costituisce il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica ed è un diritto del lavoratore e un dovere della società che vengano rispettate ed applicate le norme sulla sicurezza”. È così: il lavoro non deve ferire, non deve uccidere. Il lavoro deve darci la nostra dignità di cittadini.
Per questo, rinnoviamo senza retorica il nostro concreto impegno in questo senso. E chiniamo il capo ricordando, per tutti i morti e i feriti sul lavoro, i nomi di coloro che abbiamo perso, dieci anni fa, alla Thyssen Krupp: Antonio Schiavone,  Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.