Lavoro: passi avanti ma non risolutivi

Matteo Renzi sull’articolo 18 ”ha fatto passi avanti”, ”anche se non risolutivi”. Lo afferma Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della camera, tra gli esponenti di punta della sinistra dialogante del Pd in queste ore impegnata sulle modifiche al Jobs act, in una intervista ad Italia Oggi. Secondo l’ex segretario della Fiom ed ex ministro del Lavoro nel governo Prodi i miglioramenti ”sono due e sostanziali. Nella relazione alla direzione del partito, Renzi ha detto che riaprira’ la sala verde di Palazzo Chigi, quella della concertazione, e sfidera’ i sindacati su contrattazione decentrata, rappresentanza sindacale e compenso minimo orario. Una buona cosa. Renzi non ha mai amato la concertazione, ma neanche il dialogo sociale… in alcuni casi ci sono stati ministri del suo governo che hanno annunciato il mancato rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici attraverso un’intervista”. La seconda novita’ e’ la previsione di nuovo caso di reintegro sull’articolo 18: ”L’ordine del giorno approvato dalla direzione del Pd prevede, oltre ai licenziamenti discriminatori, il reintegro sul posto di lavoro anche per quelli di natura disciplinare. E’ il risultato della pressione nostra e di coloro che hanno puntato sull’ascolto e il confronto piuttosto che sull’intransigenza. Tengo a precisare che si tratta di passi avanti anche se non risolutivi, perche’ restano fuori altre fattispecie, per esempio i licenziamenti per motivi economici. E su questo ce le vedremo in parlamento, con gli emendamenti”


Mercoledì 1°ottobre, segnaliamo in edicola

 

INTERVISTA A CESARE DAMIANO: “Articolo 18, Renzi ha corretto la rotta”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Renzi: sul lavoro la gente è con me

 

 

 

 

 

 

La scissione del vinto: come la minoranza si è spaccata in cinque pezzi

 

 

 

 

 

Renzi deride D’Alema rottamato pure dai suoi: se mi attacca mi aiuta

 

 

 

 

 

 

La minoranza prepara la trappola

 

 

 

 

 

 

 

L’articolo 18 ha 2 o 44 anni?



Jobs Act: ok più tutele ma i fondi? Insufficienti

Siamo favorevoli a rendere universali i diritti e le tutele, a partire dagli ammortizzatori sociali. La prima domanda che ci poniamo è se le risorse che il Governo intende stanziare sono aggiuntive oppure se si tratta di quelle attualmente destinate alla cassa integrazione in deroga. Togliere i soldi da un cassetto per metterli in un altro servirebbe a poco e soprattutto non consentirebbe di allargare le tutele ai precari. La seconda domanda riguarda la quantità delle risorse: anche se venisse stanziata una cifra aggiuntiva di un miliardo e mezzo di euro, con questa risorsa si potrebbe assicurare una tutela di 700 euro al mese per la durata di un anno a 178.571 persone. Una risposta sicuramente insufficiente rispetto alle attuali esigenze ed all’obiettivo della universalizzazione delle tutele. Saranno decisive le risorse che verranno stanziate nella legge di Stabilità.


Jobs act: sciocchezze su art.18, ieri passi avanti

Si parte da presupposti sbagliati quando si parla di art.18. Non e’ vero che l’art.18 impedisce le assunzioni, questa e’ una sciocchezza”. Lo dice Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera, che, intervenendo a Radio Anch’io, ribatte a una delle affermazioni di Renzi: “Non e’ vero che e’ di 44 anni fa, l’art. 18 lo abbiamo modificato alla radice nel 2012, prima c’era il reintegro in tutti i casi”. Commentando la riunione del Pd, Damiano aggiunge: “Quello che si e’ fatto in direzione ieri lo considero un passo avanti. Renzi ha aperto alla minoranza e penso che il testo vada ancora migliorato con gli emendamenti. Per esempio per quanto riguarda il reintegro abbiamo pensato ai licenziamenti per motivi disciplinari, mentre quelli per motivi economici sono rimasti fuori”.

 

Martedì 30 settembre, segnaliamo in edicola

INTERVISTA A CESARE DAMIANO: “Passo avanti, però non ci basta”

 

 

 

 

Scintille nel Pd: ma Renzi ha l’80%

 

 

 

 

Articolo 18, dal Pd sì a Renzi. “E adesso sfido i sindacati”

 

 

 

Ma in Senato la riforma rischia così è saltata l’ultima mediazione

 

 

 

 

 

Il Jobs Act passa nel Ppd ma lo scotnro è aperto

 

 

 

 

Il Pd abbaia ma non morde

 

 

 

 

 

Il nodo-risorse e lo spettro del voto a marzo

 

 

 

 

 

Fallita la mediazione di Guerini. Il Senato come le Forche Caudine

 

 

 

 

 

 Lavoro, Renzi apre e incassa l’ok del Pd

 

 

 

 

 Ai “duri” non basta, resa dei conti in Senato


Direzione Pd su Jobs Act: la votazione

Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani sono tra i venti esponenti della Direzione del Pd ad aver votato contro la relazione di Matteo Renzi. Tra i contrari Pippo Civati e gli esponenti della sua componente (Felice Casson, Cosseddu, Sarracino, Brignone, Terragni e Cova). Dei bersaniani hanno votato “no” Stefano Fassina, Alfredo D’Attorre, Gianni Cuperlo, Barbara Pollastrini, Roberta D’Agostini, Davide Zoggia, cosi’ come il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano. Contro la relazione di Renzi anche il “lettiano” Francesco Boccia e la “bindiana” Margherita Miotto.