SINDACATI. DAMIANO: “GOVERNO ACCETTI CONFRONTO”

(DIRE) Roma, 9 feb. – “Chi era oggi in piazza ha visto un grande corteo”. Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico, che oggi ha partecipato alla manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil a Roma. “Migliaia e migliaia – continua – di lavoratrici e lavoratori, pensionati e cittadini provenienti da ogni parte d’Italia, hanno riempito piazza San Giovanni. Al centro della manifestazione sindacale c’erano tre punti. Primo, una critica severa e argomentata alla legge di Bilancio varata dal Governo per il 2019. Secondo, una piattaforma rivendicativa con la quale le tre confederazioni sindacali hanno messo, nero su bianco, le loro richieste di politica economica, per l’occupazione e per uno Stato sociale più equo. Terzo, una più che legittima richiesta avanzata al Governo affinché accetti di aprire un confronto su questa piattaforma. Mentre nubi sempre più scure si addensano sul futuro del nostro sistema produttivo, penso che il Governo abbia il dovere di accettare un confronto con tutte le parti sociali dal quale, il Governo stesso e l’intero Paese, hanno tutto da guadagnare”. “Per parte nostra, oltre a esprimere pieno appoggio alla sacrosanta battaglia dei sindacati, nei prossimi giorni metteremo in campo iniziative specifiche volte a mettere i temi del mondo del lavoro al centro del dibattito in corso nel Partito Democratico, anche in vista delle Primarie del 3 marzo”, conclude Damiano. (Com/Pol/ Dire)



LAVORO: DAMIANO, “MANIFESTAZIONE 9/2 POSITIVA PERCHE’ UNITARIA”

(ANSA) – ROMA, 7 FEB – “Considero la manifestazione convocata per domani a Roma da Cgil, Cisl e Uil assolutamente positiva per almeno tre motivi”. Lo dichiara Cesare Damiano, leader dei Laburisti Dem, a proposito della mobilitazione che si terrà in piazza San Giovanni a Roma il prossimo 9 febbraio. “Innanzitutto – spiega – questo mio giudizio nasce da un pieno apprezzamento del fatto che sabato torneremo a trovarci davanti a un’iniziativa sindacale unitaria che considero in sé positiva. In secondo luogo, perché i sindacati hanno elaborato una loro piattaforma e l’hanno resa nota. Fino a oggi, però, il Governo non ha mostrato nessuna seria intenzione di voler aprire un confronto. Fanno quindi bene Cgil, Cisl e Uil a scendere in piazza per chiedere che il Governo Lega-5 Stelle accetti di confrontarsi con le parti sociali. In terzo luogo, ci tengo a dire che considero ampiamente condivisibili i contenuti specifici della piattaforma sindacale unitaria che, giustamente, chiede politiche economiche, industriali e dell’occupazione diverse da quelle fin qui praticate dal Governo gialloverde e interventi sui temi delle pensioni e della povertà”. “Per tutti questi motivi penso che non possa mancare un pieno appoggio del Partito Democratico a questa iniziativa di Cgil, Cisl e Uil”, conclude. (ANSA).



PERNIGOTTI, DAMIANO (PD), “DA DI MAIO SOLO TWEET, SELFIE E ANNUNCI”

Roma, 6 feb. – (AdnKronos) – “Ieri è stata raggiunta tra Governo, azienda e sindacati una faticosa intesa in relazione alla vicenda della Pernigotti di Novi Ligure. Un’intesa che, purtroppo, nonostante l’impegno dei sindacati e della Regione Piemonte, consente a tutti di misurare quanto sia grande la distanza fra gli annunci continuamente reiterati dal Governo e i risultati concreti della sua azione”. Lo ha dichiarato Cesare Damiano, leader dei Laburisti Dem, a proposito dell’incontro svoltosi ieri al Ministero del Lavoro sulla crisi dell’azienda dolciaria. “Per affrontare le crisi aziendali serve una politica industriale e non un insieme confuso e vacuo di tweet, selfie e annunci basati sul nulla”, osserva. “In pratica – continua Damiano – la Cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività verrà concessa a un totale di 92 dipendenti. Il Governo enfatizza il fatto che la cessazione dell’attività della Pernigotti, in base alle norme attualmente in vigore, può comportare anche attività di reindustrializzazione e forme di politiche attive per i lavoratori rimasti senza occupazione”. “Va però sottolineato il fatto che delle roboanti dichiarazioni ripetutamente rilasciate da Di Maio, non si sa se nella sua veste di Ministro del Lavoro o in quella di Ministro dello Sviluppo Economico, resta poco o nulla. Il prestigioso marchio della Pernigotti – dice Damiano – rimane proprietà incedibile dell’azienda turca Toksov. Fare la voce grossa contro questa azienda non è dunque servito a nulla”. Quanto alle “possibilità di reindustrializzazione del sito di Novi Ligure e di nuova occupazione dei dipendenti diretti e indiretti, siamo per adesso solo di fronte a promesse e speranze”. (Val/AdnKronos)


Grave errore il mancato rinnovo dell’incarico a Castano

Sarebbe sin troppo facile ironizzare sulle ultime notizie relative al Mise, il nostro Ministero dello Sviluppo Economico. Qualche giorno fa, il titolare del dicastero, l’onnipresente Di Maio, ha avuto il coraggio, o forse l’improntitudine, di annunciare un imminente boom economico. E ciò nonostante che sia i dati Istat sul calo del Pil verificatosi consecutivamente nel terzo e nel quarto trimestre del 2018, sia i pareri unanimi degli osservatori economici, rendano comprensibile a chiunque che il nostro paese si trova, ormai, quanto meno, in una fase di recessione tecnica.
Evidentemente, però, il Ministro dello Sviluppo Economico ha preso sul serio le sue proprie parole più dei dati presentati dagli statistici e delle analisi elaborate dagli economisti. E così allo scadere del contratto che legava al Mise il dottor Castano, non ha fatto nulla per trattenerlo nel suo incarico. Anzi, non gli ha rinnovato il contratto.
Ora, tutti quelli che si occupano di industria e di lavoro sanno che Giampiero Castano è l’uomo che, da 10 anni a questa parte, ha gestito decine e decine di tavoli di crisi attorno a cui sono state affrontate le vicende aziendali più difficili e impegnative.
Adesso, e cioè nel momento in cui venti di crisi tornano a soffiare sul nostro sistema produttivo, il Governo gialloverde ha deciso di privarsi della professionalità e della competenza di un servitore dello Stato stimato da tutti. Questa decisione ci aiuta a comprendere cosa sia veramente il “Governo del cambiamento”.