PENSIONI: DAMIANO, “RISPARMI CONSENTONO IL A RINNOVO DELL’APE SOCIALE”

Roma, 28 lug – (Nova) – Cesare Damiano (Pd), ex ministro del Lavoro, difende l’Ape sociale e si rivolge al sottosegretario Claudio Durigon (Lega). “In una intervista al sito ‘Pensioni per tutti’ – scrive Damiano – il sottosegretario Claudio Durigon ha affrontato in modo ampio e dettagliato il tema delle pensioni. Io mi voglio soffermare su un punto che mi sta particolarmente a cuore, quello dell’Ape sociale. È una misura che abbiamo fortemente voluto, di significativo impatto sociale, anche se ha dovuto fare i conti con le limitate risorse messe a disposizione nella passata legislatura dal Governo. Un obiettivo è stato centrato: mandare in pensione anticipata i lavoratori che svolgono lavori particolarmente gravosi o che soffrono situazioni di disagio, ad esempio a causa di un licenziamento. In questo caso bastano 30 anni di contributi e 63 anni di età. In altri casi, i lavori gravosi, i contributi richiesti arrivano a 36 anni. Durigon, onestamente – aggiunge Damiano – riconosce ‘la forte valenza sociale’ di questa misura, ma conferma che scade alla fine dell’anno e che ci sarebbero problemi di costi per renderla strutturale”.
“Facciamo notare – sottolinea Cesare Damiano – che, anche nel caso dell’Ape, si sono verificati significativi risparmi che ne consentirebbero il prolungamento. Sarebbe grave se il governo eliminasse questa misura perché Quota 100 coinvolge soltanto coloro che hanno un’alta contribuzione, 38 anni, a seguito di una carriera lavorativa stabile. Verrebbero tagliati fuori i più svantaggiati: le donne con contribuzione più bassa e chi svolge lavori discontinui e gravosi. Mantenere, nel sistema pensionistico, un principio in base al quale chi svolge lavori usuranti e gravosi ha diritto di andare prima in pensione, è una scelta di civiltà per noi irrinunciabile. Del resto, è ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica che chi svolge lavori pesanti, di solito anche più pericolosi, ha una aspettativa di vita più breve”, conclude Cesare Damiano. (Com)


ISTAT, DAMIANO: “UN INGANNO DIRE CHE OCCUPAZIONE VA BENE”

Milano, 26 lug. (LaPresse) – “Cassa Integrazione Speciale in salita del 42% nel primo semestre dell’anno; crescita del Pil, prevista per il 2019, vicina allo zero (+0,1%); calo della produzione industriale; riduzione delle ore lavorate, su base annua, di circa un miliardo rispetto al 2008; e, oggi, due pessime notizie”. Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico, a proposito dei dati resi noti oggi dall’Istat. “La prima – continua Damiano – la frenata della crescita delle retribuzioni che si attesta al +0,7% (dall’1,6%) e si allinea con l’andamento dell’inflazione; la seconda, il mancato rinnovo dei contratti di lavoro che riguarda più di 5 milioni di lavoratori. Dire che le cose vanno bene perché l’Istat, a maggio, ci annuncia che c’è un aumento dell’occupazione e che questo sarebbe il frutto del Decreto Dignità, è un puro inganno. Da che mondo è mondo, non è possibile che aumenti l’occupazione di qualità se ci sono meno ore lavorate e una sostanziale stagnazione dell’economia”. “La frenata sul potere d’acquisto delle retribuzioni rafforza l’esigenza di impostare la prossima legge di Bilancio su una riforma fiscale a sostegno delle retribuzioni medio-basse. Una flat tax al contrario, perché quella immaginata dal Governo privilegia i redditi più alti”, conclude. POL





Rassegna stampa

Dai giornali del 23 luglio: il mio articolo su Il Corriere del Mezzogiorno; un articolo di Roberto Petrini su La Repubblica; un articolo di Claudia Marin su Quotidiano Nazionale basato sui dati del Centro Studi Contrattazione e Mercato del Lavoro di Lavoro&Welfare.
 
“Campania, torna l’incubo della cassa integrazione”
 
 
“Il salario minimo fa un miracolo. Resuscita il Cnel”
 
 
“Governo sbugiardato, il lavoro cala”