FISCO, DAMIANO: “NO AUMENTO IVA? DI MAIO NON CREDIBILE”

Roma, 11 mag. (askanews) – “Fa piacere che Di Maio insista nel sostenere che non si ‘aumenterà l’Iva per finanziare altri provvedimenti’, ad esempio l’iniqua flat tax di Salvini”. Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico, a proposito delle parole del vice-premier Luigi Di Maio sul fisco. “Ma noi – continua – non gli crediamo, soprattutto perché nel recente passato il Governo ha già penalizzato una categoria debole, i pensionati, ridimensionando l’indicizzazione delle pensioni per finanziare altri provvedimenti: uno scherzetto che ruba dalle tasche dei pensionati, dal 2019 al 2021, la bella somma di 3,6 miliardi di euro. Dunque, pensioni più povere, a partire da tre volte il minimo (1.500 euro lordi mensili), e meno rivalutate rispetto all’andamento del costo della vita”. “Ma non dovevamo eliminare la povertà e migliorare il potere d’acquisto di salari e pensioni?”, conclude. Pol





SALARIO MINIMO: DAMIANO, “PROPOSTA DI MAIO DESTABILIZZA SISTEMA CONTRATTUALE”

Roma, 9 mag. (AdnKronos) – “La proposta del Pd sul salario minimo, presentata questa mattina da Zingaretti, difende e consolida la contrattazione. Infatti, propone di istituire il salario di legge prendendo a riferimento i minimi tabellari dei contratti collettivi nazionali di categoria stipulati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. I minimi tabellari non possono essere uguali per tutti, ma devono essere differenziati categoria per categoria”. Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Pd, a proposito della proposta di legge sul salario minimo presentata oggi al Senato dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti. “Non a caso – continua – nella proposta del Pd la fissazione di una cifra viene affidata ad una Commissione composta dalle parti sociali: cifra destinata esclusivamente e transitoriamente a quei lavoratori, come i rider, che non hanno ancora un contratto nazionale di riferimento”. “La cifra di 9 euro va superata perché contraddittoria con l’autonomia negoziale delle parti sociali e perché, soprattutto, destabilizzerebbe il sistema contrattuale”, conclude Damiano. (Stg/AdnKronos)