dl Lavoro: meno proroghe e meno mesi per contratti a termine

 La Delega del Governo sui temi del mercato del lavoro è, come capita spesso, estremamente generica. Per quanto riguarda il cosiddetto contratto di inserimento a tutele crescenti, contenuto nel capitolo del riordino delle forme contrattuali, se ne prevede la introduzione “eventualmente in via sperimentale”. Non è un caso se nelle scorse settimane abbiamo insistito nel dire che sarebbe stato preferibile affrontare prima questo problema, che ha a che vedere con la stabilizzazione lavorativa dei giovani, per poi affrontare il tema della flessibilità. Il Governo ha scelto una strada diversa. Per questo, definire prioritariamente nel Decreto all’esame della Camera i temi del contratto a termine e dell’apprendistato, ci impegna con maggiore convinzione ad apportare alcune correzioni: per il contratto a termine una minore durata del periodo senza causali, rispetto ai 36 mesi previsti ed una riduzione delle proroghe, perché 8 sono troppe. Prevedere per l’apprendistato una quota di formazione pubblica, anche per non incorrere in procedure di infrazione della Unione Europea e stabilizzare, nelle aziende di maggiore dimensione, una percentuale di apprendisti. Dobbiamo rendere coerente il Decreto con l’obiettivo di assegnare nuovamente al contratto a tempo indeterminato la sua prevalenza per quanto riguarda le nuove assunzioni.