Progettare il futuro del lavoro: lettera aperta ai segretari generali Cgil, Cisl, Uil

Questo è il testo della lettera aperta che, con Giorgio Benvenuto e Raffaele Morese, ho indirizzato, il 31 marzo, a Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo Segretari Generali di Cgil, Cisl e Uil.
 
carissimi,
sappiamo che siete alle prese con una gestione dell’emergenza sanitaria ed economica di dimensioni inedite, giunta tra capo e collo su tutti noi. Giustamente siete concentrati sulle misure che assicurino nell’immediato ai lavoratori e alle lavoratrici il massimo di sicurezza reddituale possibile e che scongiurino licenziamenti di massa. Lo state facendo mantenendo ferma la barra sulla priorità della tutela della salute, rispetto a spinte e controspinte tendenti a rendere centrali soltanto le esigenze della produzione e degli affari. Questo atteggiamento dà sicurezza nel periodo – sperabilmente corto ma non brevissimo – della diffusione del covid 19.
Ma ci permettiamo di sottolineare che occorre dare anche speranza alle persone. “Andrà tutto bene” è un bel messaggio ottimista. Sappiamo che questa pandemia mondiale accelererà cambiamenti già visibili prima di questo evento terribile, ma che tutti pensavamo graduabili nel tempo. Non sarà così, ce lo dicono tutti gli analisti sociali ed economici più avveduti. Anche se, ovviamente, nessuno dispone di ricette salvifiche.
Né conviene farsi prendere dalla voglia di soluzioni facili. Dare speranza in una fase di prevedibile, grande transizione dall’industrialismo novecentesco all’economia circolare e dell’intelligenza artificiale è impresa nello stesso tempo titanica ed entusiasmante. Anche in Italia. Viene in mente ciò che provarono Di Vittorio, Pastore e Viglianesi di fronte alla gigantesca trasformazione dell’Italia da Paese prevalentemente agricolo, a Paese industrializzato, nel corso degli anni 50. Di certo, non si scoraggiarono, né si arroccarono sull’esistente.
Ora, è chiaro che se non si hanno visioni lunghe, le difficoltà che si profilano – sia perché l’Europa non è in grado di porsi in un atteggiamento di ampia solidarietà, sia perché le tensioni potrebbero alimentare arretramenti anche sul piano della democrazia sostanziale – ricadranno sui lavoratori e sugli strati più deboli della società, a partire dai giovani.
Perciò, vi chiediamo di proporre a prestigiose personalità dell’economia, della finanza, delle scienze sociali e tecnologiche, dell’ecologia, del diritto e della cultura di collaborare con voi, in uno sforzo generativo di nuove energie e nuove prospettive. Occorre progettare il futuro del lavoro, in modo da avere a disposizione obiettivi, strumenti e politiche che consentano di trasformare la realtà e di farlo in un clima di condivise certezze.
Soltanto le grandi organizzazioni sindacali, oggi, possono svolgere un convincente ruolo di orientamento, avendo a disposizione non solo esigenze da rappresentare ma anche proposte da realizzare. In questo modo, chi un posto di lavoro ancora ce l’ha, chi lo sta per perdere, chi non l’ha mai avuto, individueranno quel bagliore di speranza che consenta di continuare a credere nel futuro.


CORONAVIRUS, DAMIANO: “CIG IN DEROGA ANCHE PER BADANTI E COLF”

Roma, 31 mar. (LaPresse) – “Il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta ha affermato che il cosiddetto ‘assegno di emergenza’ interesserà anche colf e badanti. È un passo avanti: finalmente dal Governo un segno di attenzione a questa categoria ‘invisibile’.” Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico. “Si tratta – continua – di oltre 800 mila lavoratrici e lavoratori con regolare contratto che prestano la loro attività ad altrettante famiglie. A queste persone se ne aggiunge, purtroppo, un altro milione e 200.000 in nero che andrebbero aiutate a emergere. Alla proposta costruttiva di Baretta vorremmo fare alcune osservazioni. Un assegno di emergenza è uguale per tutti: va a chi lavora 10 ore a settimana e a chi ne lavora 50. Va a chi è in nero e a chi è regolare. Perché, allora, non adottare un doppio binario, a disposizione della famiglia e del lavoratore, che consenta di poter scegliere tra Cassa Integrazione in Deroga e assegno? Sotto il profilo dei costi non cambia molto, perché 600 euro in un mese sono anche la media delle retribuzioni di colf e badanti. Se oggi, tra i regolari, circa 500mila su 800mila hanno smesso di lavorare, la spesa mensile da sostenere per la loro tutela sarebbe di circa 300milioni di euro da destinare soltanto a chi non è più in attività per scelta delle famiglie, quindi un risparmio nel caso in cui si utilizzasse la Cassa Integrazione in Deroga. Finora il Governo ha osteggiato l’utilizzo della Cassa Integrazione in Deroga per il lavoro domestico: esiste un qualche pregiudizio verso questi lavoratori e queste famiglie? Potremmo avere una spiegazione?”, conclude. POL





CORONAVIRUS: DAMIANO, “CIG IN DEROGA ANCHE PER COLF E BADANTI”

(AGI) – Roma, 28 mar. – “Di decreto in decreto, di promessa in promessa, le colf e le badanti appaiono e scompaiono. Non vorrei che assomigliassero all’Araba Fenice: ‘che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa’.” Così Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico. “Si tratta – continua – di 800mila lavoratori e lavoratrici che hanno un regolare contratto di lavoro con altrettante famiglie. Se vogliamo che ‘tutti’ siano inclusi nelle tutele dobbiamo consentire loro l’utilizzo della Cassa Integrazione in Deroga. Altrimenti scarichiamo su queste famiglie e su questi lavoratori il costo della crisi: risulta che gia’ il 60% del totale, circa 500mila colf e badanti, abbia sospeso l’attività a causa della quarantena.” “Il Governo quando pensa di intervenire per rassicurare e tutelare questa importante e fragile realtà?”, conclude. (AGI)