Insieme ad Antonio Boccuzzi affermo che il decreto Semplificazioni bis, in procinto di approdare al Consiglio dei Ministri, rischia di rappresentare un nuovo attacco al Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, il D.Lgs. 81/2008. Sarebbero contenute all’interno del decreto legge proposte di modifica peggiorative, rappresentate da semplificazioni che porterebbero alla riduzione di molti controlli in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La mancata sicurezza costa ogni anno in Italia oltre 28 miliardi di euro, pari a circa il 3% del PIL , oltre ai costi sociali di 1.000 morti, 30.000 incidenti gravemente invalidanti e 1.000.000 di infortuni. L’economia, specie di questi tempi, rappresenta un tema al centro delle preoccupazioni di tutti, ma noi crediamo che valori come la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori si collochino ad un livello superiore. Nel corso di questa legislatura numerosi sono stati gli attacchi alle norme esistenti. Abbiamo tentato di arginare dapprima le modifiche proposte dall’allora governo Berlusconi e dal ministro del lavoro Sacconi e, da ultimo, quelle contenute nel decreto semplificazioni proposto dal governo Monti. Semplificare si può ma intervenendo sulle procedure e non negando i rischi. Non si possono ridurre i controlli in funzione del numero dei lavoratori. In molti casi, aziende con meno di dieci dipendenti sono ad alto rischio chimico, biologico o di incendio-esplosione e sono perciò più pericolose di aziende di maggiori dimensioni. Alcune forme di semplificazione possono essere fatte ma nell’assoluto rispetto della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e partendo sempre dalla effettiva valutazione del rischio presente in ogni azienda e non dal numero dei lavoratori. Chiediamo al Governo di partire dalle indicazioni della comunità scientifica internazionale secondo la quale, a parità di rischio, devono corrispondere pari misure di prevenzione e di controllo.





