La nostra preoccupazione sui contenuti dell’accordo sulla produttività non è dovuta al fatto che in esso vi sia un oggettivo spostamento del baricentro della contrattazione verso l’azienda ed il territorio. Su questo obiettivo siamo da sempre convinti e crediamo che debba essere perseguito. Ciò che invece ci preoccupa è il rischio di una sovrapposizione dell’aumento retributivo tra contratto nazionale e decentrato. In questo modo verrebbe meno una distinzione tra il recupero del salario eroso dall’inflazione tipica del livello nazionale, e salario legato ai risultati di produttività effettivamente conseguiti nelle singole aziende, che in precedenza si sommava. Nell’accordo, infatti, una quota degli aumenti economici del contratto nazionale può essere destinata agli incrementi di produttività della contrattazione di secondo livello, in modo tale da beneficiare della detassazione. Non vorremmo che si creasse in questo modo una rincorsa ai contratti di produttività, anche quando di essa non c’è un oggettivo riscontro. Sappiamo tutti che la contrattazione decentrata avviene quasi esclusivamente nelle grandi imprese ed è sicuramente scarsa nei momenti di crisi. Su questo aspetto sarebbe utile un approfondimento, se si vuole effettivamente perseguire una crescita delle retribuzioni legata alla produttività.





