Parenti, colleghi e i tanti giovani amici domani, a Bibiana, daranno l’addio a Walter Airaudo (ore 10, chiesa parrocchiale). Ieri, nell’obitorio di Saluzzo, sulla bara del ventenne c’erano la sua foto e un fiore. Il cavatore è morto mercoledì per l’esplosione di un container a «Balma Oro», sopra Montoso, nella cava di pietra di Luserna dove lavorava da due anni. Ieri il fratello Fulvio, un anno più giovane, ferito, è stato dimesso dall’ospedale di Savigliano. Le sue condizioni fisiche non destano preoccupazioni, ma il ragazzo, è in stato di choc. Intanto, dopo i rilievi degli inquirenti e delle forze dell’ordine, prosegue l’inchiesta coordinata dal pm di Saluzzo Caterina Centola per ricostruire la dinamica dell’incidente. Airaudo dopo essere arrivato nel sito estrattivo con altri tre colleghi (il fratello Fulvio, Peter Osajande, 18 anni, di origini nigeriane e residente a Bagnolo come Pietro Colomba, 65 anni) prima delle 8, ha tentato di aprire il ripostiglio. Ha trovato la serratura gelata e per scioglierla si è aiutato con una fiamma. Il fuoco ha così innescato la «bomba» di gas che era fuoriuscito da una bombola all’interno e ha fatto saltare in aria il container: Airaudo che è morto sul colpo, gli altri feriti.
La Procura ha incaricato i funzionari dello Spresal dell’Asl di Saluzzo, con le guardie minerarie della Provincia, di chiarire le cause, fra l’altro, della perdita di gas. «C’è un fascicolo aperto – dice Santo Alfonzo, responsabile Spresal – e stiamo vagliando tutte le ipotesi. I funzionari hanno raccolto elementi e sentito i testimoni. Ritengo non si tratti di una fatalità». La domanda a cui cercano di rispondere gli inquirenti è che cosa ci facessero le bombole di gas in quel container. Alfonzo: «Dovrebbero essere conservate in luoghi aerati. Il giovane ha utilizzato il fuoco, se verranno confermate le prime ipotesi, perché non poteva sapere che all’interno c’era gas disperso e miscelato con l’aria». I funzionari Spresal hanno anche puntato l’attenzione sulla lavorazione della pietra di Luserna che avveniva sul fianco della montagna, col materiale «raccolto» e non nei laboratori a valle.
Di sicurezza del lavoro nei siti estrattivi parleranno oggi il sindaco di Bagnolo Flavio Manavella e il vicepresidente del Consiglio regionale Paolo Peveraro. L’incontro è alle 14,30 in municipio. La visita proseguirà sul luogo della tragedia e si concluderà a Bibiana. «Voglio innanzitutto – dice Peveraro -, portare la mia solidarietà ai parenti della vittima e dei feriti e rendermi conto dell’accaduto». Sono anche intervenuti il presidente della Provincia Raffaele Costa e l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. Costa: «Indipendentemente dalle cause e responsabilità ancora da accertare, non si può evitare un richiamo agli infortuni legati al mondo del lavoro. La triste vicenda di Bagnolo deve confermarci verso un impegno costante al mondo del lavoro». L’ex ministro: «Si rinnova il dolore per la morte di un giovane lavoratore. Si sta facendo molto per dare più sicurezza, non ancora abbastanza».





