La manovra del governo varata del consiglio dei ministri di ieri va nella direzione di una deregolarizzazione feroce per quanto riguarda i temi del lavoro.Lo strappo al dialogo che il governo mette in atto riguarda anche le tematiche sociali, oltre a quelle della sicurezza e della giustizia. Il problema non è solo una singola norma, come il ripristino del lavoro a chiamata, ma il senso generale dell’attacco al protocollo del 23 luglio del 2007. E’ preoccupante il fatto che si voglia cambiare la normativa sui contratti a termine derogando sulla durata e sul diritto di precedenza del lavoratore in caso di assunzione a tempo indeterminato, dimenticando che questa normativa era stata lungamente discussa con le parti sociale e da esse condivisa.
Inoltre, le parti sociali avevano raggiunto un avviso comune per il periodo di proroga oltre i trentasei mesi di durata del contratto a termine fissandolo in otto mesi.
Non è il governo Berlusconi quello che attraverso i suoi ministri ha inneggiato agli avvisi comuni e all’autonomia delle parti sociali? Se un equilibrio si era trovato consensualmente, perché cambiarlo? Così come è preoccupante la previsione di maggiore flessibilità dell’orario di lavoro e la caduta di alcuni vincoli relativi all’apprendistato, argomento che andrebbe affrontato utilizzando la delega del governo Prodi che scade a fine anno. E’ evidente che questo senso di marcia punta a stravolgere l’equilibrio sui temi sociali che era stato approvato dal voto di 5 milioni di lavoratori e pensionati. La prossima tappa potrebbe riguardare le pensioni; adesso è necessaria un’azione incisiva di opposizione in Parlamento e un’azione sociale nel Paese. Per questo ho chiesto ho chiesto a Walter Veltroni una seduta del governo ombra dedicata ai temi sociali e mi auguro che dall’assemblea costituente emerga una presa di posizione sui temi del lavoro.





