E’ triste la notazione del Censis secondo la quale si muore di più sul lavoro che per altre cause come l’omicidio. Questo impone a tutti di non abbassare la guardia su questo argomento fondamentale, che spesso ci viene ricordato dal Presidente della Repubblica.
L’ultimo dato ufficiale dell’Inail relativo al 2007, in attesa di un consuntivo definitivo, ci dice che in quell’ anno i morti sono stati 1210, in calo rispetto ai 1341 dell’anno precedente. Se si considera l’andamento storico delle morti sul lavoro e si risale agli anni ’60, quelli del boom economico, che registravano all’inizio del decennio oltre 4000 morti sul lavoro ogni anno, si capisce quali sono stati gli enormi progressi compiuti. Ma tutto questo non basta né ci può consolare, perché anche un solo decesso sul lavoro costituisce una tragedia per una famiglia, per una comunità aziendale e per un territorio. Inoltre, il livello di discesa registrato in Italia non tiene ancora il passo con le indicazioni europee. I migliori risultati raggiunti sono comunque dovuti allo sforzo compiuto in questi anni nella lotta contro il lavoro nero e la precarietà e anche grazie alle nuove norme contenute nel testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Per questo motivo queste legge vanno difese e applicate integralmente e mi attendo dal governo,come richiesto da un ordine del giorno votato da tutto il Parlamento, il varo del decreto sui lavori usuranti che può consentire a chi svolge un’attività faticosa di andare prima in pensione, diminuendo anche in questo modo il rischio di infortuni.





