Berlusconi, dopo aver fatto fallire l’accordo con Air France per pura propaganda politico-elettoral e dopo aver promesso una rapida soluzione del problema, si trova ora a dover fronteggiare una babele al fondo della quale si corre il rischio di far pagare il prezzo unicamente ai lavoratori. Aver lanciato inutili ultimatum per una rapida conclusione della trattativa si e’ rilevato, come era prevedibile, un atto controproducente che ha soltanto messo in difficolta’ i sindacati. Si e’ perso il filo del ragionamento in un accavallarsi di tavoli, dichiarazioni marce avanti e indietro. Bisogna ripartire dal punto fondamentale: conoscere il piano industriale, che deve prevedere tutte le societa’, comprese le manutenzioni e riparazioni dei motori. Non e’ possibile conferire alla cosiddetta bad company, oltre gli esuberi, anche delle attivita’. Non si puo’ condividere una soluzione ritagliata appositamente su un buon risultato a vantaggio degli imprenditori, ai quali vanno chieste garanzie antispeculazione, accollando debiti ed esuberi alla collettivita’ mettendo cosi’ le mani nelle tasche dei cittadini e lasciando nell’incertezza i lavoratori per quanto riguarda quantita’ e qualita’ dell’occupazione. Quali strumenti si intendono adottare, ad esempio, per i contratti a termine e per i lavoratori dell’indotto? Quale sara’ il destino dei vari scali visto che la coperta non e’ sufficiente per tutti?. E’ evidente che gli imprenditori debbono fare il loro mestiere, l’importante e’ fornire garanzie su un piano industriale per evitare che dopo i furbetti del quartierino arrivino quelli dell’aeroplanino”
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