PUBBLICHIAMO LA DICHIARAZIONE DI MAURIZIO SACCONI E LA RISPOSTA DI CESARE DAMIANO

SACCONI : CHI RIFIUTA IL LAVORO PERDE GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

 

L’eventuale rifiuto di un lavoro ‘equipollente’ comporta la perdita degli ammortizzatori sociali, cioe’ Cassa Integrazione o assegno di mobilita’. Lo ha ricordato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, nell’audizione davanti alle commissioni di Camera e Senato su Alitalia. “E’ vero che il lavoratore chiamato, da solo o con altri, a un lavoro con carattere di equipollenza, anche se comportasse una contenuta perdita di reddito, perde il diritto agli ammortizzatori sociali. Non e’ un’opinione, non e’ una minaccia, non e’ un ricatto. E’ la legge voluta da Governi anche diversi. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nello scorso Governo, ha sostenuto la necessita’ della sanzione che scatta non solo nel caso di rifiuto al lavoro: anche il rifiuto della partecipazione a un corso di formazione puo’ comportare la perdita di ammortizzatore. E’ il cosiddetto welfare to work”.

DAMIANO: SACCONI DEVE RISPETTARE IL PROTOCOLLO DEL 2007

Il ministro Sacconi quando fa le citazioni deve farle correttamente. Nel protocollo del 23 luglio del 2007, al capitolo ammortizzatori sociali nella delega che dovra’ essere attuata si dice che occorre rendere effettiva la perdita della tutela in caso di immotivata non partecipazione ai programmi di reinserimento al lavoro o di non accettazione di congrue opportunita’ lavorative. Questa previsione dovra’ essere sostenuta da schemi che prevedano un “patto di servizio” da stipulare tra i centri per l’impiego e le persone in cerca di lavoro. Il governo Prodi si mosse nella logica della partecipazione attiva ai programmi di inserimento al lavoro, certo non in termini punitivi come adombra il ministro Sacconi. Nel protocollo si parla di mancata partecipazione ‘non motivata’ o di non accettazione di opportunita’ lavorative ‘congrue’. Ci auguriamo, quindi che nell’applicare la delega il governo si muova nella direzione, di grande equilibrio, indicata dal protocollo del 2007 e non assuma atteggiamenti punitivi o discriminatori verso i lavoratori.