Appello a Dario Franceschini: manifesto dei parlamentari sulle politiche per gli animali d’affezione

I11Gandhi sosteneva che “la grandezza di una Nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.Anche noi condividiamo questa considerazione e pensiamo che il Partito Democratico, che guarda al futuro, debba impegnarsi perché anche in questa direzione il nostro Paese sia un grande Paese.Ancora oggi infatti in Italia su questo tema non c’è una cultura uniforme sul territorio nazionale. Troppi sono gli abbandoni di animali, troppi sono i casi di canili lager e troppe le tragedie legate al randagismo.Va superato il concetto che detenere animali d’affezione sia un lusso e potremmo impegnarci davvero almeno per adeguare ai livelli europei l’IVA sulle prestazioni veterinarie, oggi al 20%, così come per ridurla sui prodotti alimentari dedicati agli animali, tanto più quando si tratta di cani salvati dalle strade o adottati da canili pubblici o no profit.Infatti è importante far essere  più agevole la custodia degli animali d’affezione, consentendo a tutti di poter sostenere una convivenza privilegiata, spesso l’unica, l’ultima, in una società dove la solitudine rappresenta un problema non inferiore alla mancanza di mezzi, alla quale spesso purtroppo si accompagna.La legge 281 del 1991, sulla prevenzione al randagismo, è stata una buona legge, ma ha ormai 18 anni e sono emersi molti limiti che vanno rimossi.Nello spirito della legge i canili erano stati pensati per evitare l’abbattimento e come luoghi di passaggio dalla condizione di randagio a quella di adottato.Non di carceri a vita.Ma troppi sono ancora i cani all’ergastolo senza alcuna colpa, spesso in condizioni non idonee.Il rischio è, che in talune situazioni deviate, particolarmente in alcune parti del Paese, questa risulti  una condizione di comodo per gestori, senza scrupoli, di disumane megastrutture.Serve una nuova normativa ed un raccordo più forte e costruttivo con le Regioni ed i Comuni, interlocutori primari perché primi responsabili.Basti pensare che diverse Regioni hanno impiegato anni per disciplinare con legge propria l’ anagrafe canina, i criteri per il risanamento dei canili comunali, la costruzione dei rifugi .Così come la competenza dei Comuni relativamente al risanamento  dei canili e  alla costruzione dei rifugi, si scontra con le difficoltà crescenti dei bilanci.Soprattutto per i piccoli Comuni si sono evidenziate quotidianamente ulteriori gravi criticità.Sappiamo bene le difficoltà di bilancio degli Enti Locali aggravate dai tagli dell’ultimo periodo e dal crescere della domanda di servizi.Qui non si tratta di identificare inadempienze, non si tratta di avvalorare tesi deviate che contrapporrebbero gli interessi  delle persone a quelli degli animali,  si tratta di indicare soluzioni tenendo conto del lavoro compiuto da Regioni e comuni virtuosi .E’ importante che  nel nostro Paese  sia già in vigore dal 2004 la legge 189  che tratta delle “disposizioni sul divieto di maltrattamento e di combattimenti clandestini”. E’ certamente servito  inasprire le sanzioni per questi comportamenti deviati,  ma troppe sono ancora le zone d’ombra e i delitti che restano impuniti. Nella normativa vigente poi sono previsti momenti di integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto, percorsi ancora non realizzati. Tra i tanti amici che ci scrivono tramite la rete, molti denunciano la gravità della quasi totale non conoscenza di qualsivoglia informazione che riguardi la natura, le necessità, le regole di vita e convivenza con gli  animali d’affezione. Questo produce tra l’altro il moltiplicarsi di abbandoni, quando ci si trova inadeguati di fronte alle responsabilità e all’impegno nella gestione quotidiana che l’adozione di un animale prevede. Anche queste norme essenziali  hanno avuto scarsa applicazione, se è vero come è vero che molti operatori confermano che nei tragici casi di aggressione dell’animale sull’uomo o sul bambino molto va ricercato nella difficoltà di rapportarsi tra esseri senzienti. Manca una vera preparazione culturale alla vita insieme tra uomini e animali d’affezione, una preparazione essenziale non solo ad evitare drammi, ma anche a rendere positiva e stabile ogni adozione. Così sarà più facile combattere il randagismo e togliere gli animali dall’abbandono, condizione che dà a tutti migliori garanzie sulla prevenzione delle malattie connesse a questi fenomeni.Serve la realizzazione di una migliore gestione dell’anagrafe canina, in collaborazione con le Regioni italiane, che possa far dialogare non solo finalmente tra le Regioni, ma anche tra gli Stati della Comunità europea.Vanno meglio definiti i rapporti con il Ministero della pubblica Istruzione che ha già da tempo sottoscritto un protocollo d’intesa con la LAV proprio per prevedere la promozione all’educazione al rispetto degli animali nelle scuole del nostro Paese.Vanno previste  linee di indicazione generale per le legislazioni regionali che, nella loro autonomia, potrebbero introdurre  consultori comportamentali nei canili, figure tecniche per le diverse funzioni  e per il  personale dedicato alla pet therapy, pratica sempre più importante, alla quale ormai sono diverse le tipologie animali dedicate.Va avviata  una  prima anagrafe felina.E’ noto infatti che esiste una norma relativa al passaporto europeo che obbliga dal 2004 cani e gatti, al seguito del viaggiatore, ad un microchip per poter viaggiare in tutti gli Stati d’Europa.Adeguandoci a questa norma, potremo iniziare a censire la presenza dei gatti nel nostro Paese, sia ospitati in famiglia, che liberi nelle colonie.Va definita una normativa contro la vivisezione che partendo dalla tutela degli animali d’affezione promuova concretamente i test alternativi.Resta  poi un grande punto non eludibile, quello della ratifica convinta da parte dell’Italia della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.Questa Convenzione è del  1987, ed è entrata in vigore dopo la ratifica dei primi quattro Stati, nel 1992, cioè 17 anni fa.Sono 19 i Paesi che non solo hanno firmato, ma anche ratificato l’atto,  e nei quali successivamente la Convenzione è entrata in vigore.Tra essi l’Austria, il Belgio, la Finlandia, la Francia, la Germania, la Norvegia, il Portogallo, la Svezia, la Svizzera e la Turchia.L’Italia ha firmato nel 1987 la Convenzione, ma poi è mancata sia la ratifica che, di conseguenza, l’entrata in vigore.Sarebbe dunque un segnale importante che il Partito Democratico si impegnasse perché l’Italia si adegui in tempi brevissimi a questo simbolico ed essenziale impegno internazionale.A Dario Franceschini chiediamo un impegno vero del PD su questi temi.Glielo chiediamo oggi come segretario del PD  e come candidato che abbiamo scelto di sostenere  scommettendo sul cambiamento per liberare il futuro del nostro grande Paese.     Silvana Amati, Cesare Damiano

Hanno firmato l’Appello :Marilena Adamo, Maria Altezza, Teresa Armato, Fiorenza Bossoli, Mariangela Bastico, Maria Teresa Bertuzzi, Emilia De Biase, Franca Bindelli, Roberto Della Seta, Mauro Del Vecchio, Alberta De Simone, Roberto Di Giovanpaolo, Franca Donaggio, Anna Rita Fioroni, Mariapia Garavaglia, Paolo Giaretta, Manuela Granaiola, Maria Fortuna Incostante, Raffaella Mariani, Maria Paola Merloni, Paolo Nerozzi, Achille Passoni, Leana Pignedoli, Roberta Pinotti, Ermete Realacci, Andrea Sarubbi, Daniela Sbrollini, Giampiero Scanu, Anna Maria Serafini, Marina Sereni, Giorgio Tonini, Vincenzo Vita, Luigi Zanda, Sergio Zavoli.