E’ positivo il fatto che il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, consideri percorribile la strada che consente ai lavoratori di scegliere individualmente il momento piu’ opportuno per andare in pensione avendo determinati requisiti di base. Nella stessa direzione si sono mossi il Presidente del Consiglio e il Ministro del Lavoro che hanno anche accennato ad un sacrificio proporzionale all’anticipo del collocamento a riposo. Come Partito democratico abbiamo gia’ depositato, nella scorsa legislatura, una proposta di legge che conteneva un principio di flessibilita’: proposta che, insieme a Pierpaolo Baretta, abbiamo ripresentato all’inizio della nuova legislatura. In essa si prevede la possibilita’ di andare in pensione tra i 62 e i 70 anni, avendo maturato almeno 35 anni di contributi, ed e’ prevista una leggera penalizzazione nell’eta’ compresa tra i 62 e i 65 anni, ed un incentivo tra i 67 e i 70 anni. Questo nuovo sistema potra’ essere utilizzato, a scelta, da parte di coloro che hanno attualmente un sistema pensionistico misto (retribuito e contributivo pro rata). Abbiamo anche proposto di unificare a 41 anni di contributi la pensione di anzianita’ che consente di andare in pensione a prescindere dall’eta’ anagrafica, eliminando le penalizzazioni previste dalla legge Fornero. Intendiamo discutere in commissione Lavoro queste proposte che prevedono l’introduzione del criterio di flessibilita’ nel sistema previdenziale e il finanziamento del Fondo destinato ai lavoratori salvaguardati che e’ stato istituito con l’ultima legge di stabilità.





