Il Pd e il lavoro: no ad aumenti contributivi pensionistici, sì a equo compenso

La crisi colpisce le forme di contratto meno tutelate: tra il 2007 e il 2009 si sono persi 170 mila posti e in particolare, tra il 2009 e il 2011, i contratti a progetto sono calati di 45.187 mila unita’, i professionisti di 21.446. E’ quanto emerge dalla ricerca Lavoro a perdere. Meno reddito, meno occupati, il terzo rapporto sulla Gestione Separata Inps, presentato dal Pd a Montecitorio. Nel 2012 il totale degli iscritti alla gestione separata sono 1.682.867 con oltre 63 mila posti perso in un anno anche a causa della riforma Fornero. Da questa platea emergono forti differenze: i giovani guadagnano il 30% in meno dei più “anziani”, le donne e i lavoratori del Sud percepiscono un compenso ridotto della meta’ rispetto alla media dei colleghi uomini e del nord. La Lombardia e il Lazio hanno il primato del tavolo atipico in Italia, seguono Emilia Romagna, Veneto e Toscana. Il calo maggiore rispetto al 2011 si registra nel Lazio (-12,31%) mentre al Sud si osserva un aumento. Il reddito medio è di 18.073 euro lordi annui. “Bisogna guardare a queste nuove professioni – commenta Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro di Montecitorio – in una logica di nuova proletarizzazione. Nella legge di stabilità chiediamo di proseguire anche nel 2014 il blocco dell’aumento dei contributi previdenziali, mantenendoli al 27%”. Inoltre il Pd propone di intervenire sugli ammortizzatori per qui professionisti che non hanno un’azienda e di garantire compensi equi e una carta dei diritti per i lavoratori atipici.