Legge di Stabilità: basta con l’Europa del rigore

Basta con l’Europa del rigore: non abbiamo bisogno di avere soltanto dei guardiani della nostra legge di Stabilità, perché oltre al risanamento dei conti il nostro Paese ha bisogno di imboccare la strada dello sviluppo. Se non si ferma la caduta del PIL e l’aumento della disoccupazione, la situazione italiana potrebbe diventare estremamente critica per questo diciamo che la legge di Stabilità dovrà essere corretta nella direzione di una maggiore equità sociale. Se questa stessa coordinata si stanno muovendo le mobilitazioni unitarie dei sindacati che chiedono risposte urgenti alla drammatica situazione di crisi. Noi insistiamo sul fatto che la ripresa dei consumi, a partire da quelli popolari, sia uno strumento decisivo per la crescita e  per invertire l’attuale tendenza. Da questo punto di vista è indispensabile che nella legge di Stabilità ci siano alcune misure che puntino a questo obiettivo. il miglioramento del potere di acquisto dei lavoratori dipendenti, attraverso la riduzione dell’IRPEF per i redditi fino a 30 mila euro lordi annui. Concentrare l’intervento su questa platea, oltre che rappresentare un principio di attenzione ai redditi medio-bassi, può consentire di innalzare lo sconto annuo di 152 euro proposto dal Governo, che è del tutto insufficiente. Va risolto il problema dei cosiddetti esodati, per i quali va trovata una soluzione definitiva. Si tratta di persone rimaste senza reddito, la gran parte delle quali è entrata nel circuito delle nuove povertà. E’ scandaloso il fatto che dei 140 mila salvaguardati, per i quali sono stati stanziati oltre 10 miliardi di euro con 4 interventi successivi, siano stati finora liquidati dall’INPS soltanto 25 mial assegni pensionistici. Lasciare immobilizzate risorse disponibili e lavoratori senza reddito è semplicemnte perverso: se necessario cambino le regole di utilizzo del fondo che è stato appositamente creato al tempo del Governo Monti. Infine bisogna intervenire sull’indicizzazione delle pensioni che deve valere per gli assegni fino a sei volte il minimo. La proposta del Governo è iniqua e bisogna ritornare alla formuala prevista dalla legge finanziaria del 2012.