Dal Job Act ci aspettiamo chiarezza soprattutto per le tutele che spetteranno ai neo assunti. Non vorremmo infatti che si creasse un mercato del lavoro parallelo esclusivamente destinato ai giovani: una “riserva” con meno diritti che renderebbe strutturale la divisione tra “garantiti” e non. Quella stessa che, a parole, tutti vorrebbero combattere, a partire dal segretario del PD. Un punto per noi è chiaro: quando diciamo articolo 18 intendiamo garantire la tutela nei confronti di tutti i licenziamenti, discriminatori e non. Se si difendesse soltanto il licenziamento discriminatorio si commetterebbe come minimo una ingenuità. Chi vuole licenziare un lavoratore senza giusta causa, invocherà sempre un motivo economico, anche inesistente, aggirando in questo modo una eventuale motivazione discriminatoria che qualsiasi giudice annullerebbe istantaneamente. Di Matteo Renzi abbiamo apprezzato una dichiarazione:”Pensare anche ai non garantiti, senza eliminare diritti ma dandoli a chi non li ha”. Questa frase è stata pronunciata nell’incontro di qualche tempo fa con Maurizio Landini. Adesso bisogna metterla in pratica. Si tratta, in sostanza, di estendere ai giovani i diritti conquistati dalle generazioni precedenti. Ma parlare di giovani significa anche affrontare il tema pensionistico: fino ad oggi abbiamo insistito invano affinché il Governo affrontasse questo argomento. Noi siamo convinti, a differenza di Renzi che mantiene su questo tema una posizione conservatrice, che la “riforma” delle pensioni targata Fornero sia socialmente iniqua, che sbarri la strada all’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e che sia recessiva perché induce i lavoratori, che vedono un futuro previdenziale estremamente incerto e lontano nel tempo, a non investire e a non consumare. Anche rispetto agli ammortizzatori sociali c’è bisogno di una riforma che tenga conto che la cassa integrazione in deroga è ormai diventata una normale indennità di disoccupazione pagata dai contribuenti. Lo strumento della cassa integrazione dovrebbe essere esteso a tutti i settori produttivi, attraverso un contributo sostenuto dalle imprese e dai lavoratori, come avviene nel settore industriale. Si tratta di un ausilio prezioso di mutualità che non va messo in discussione, anche perché mantiene il rapporto di lavoro nei momenti di crisi. Altra cosa è l’indennità di disoccupazione che riguarda coloro che sono stati licenziati. Suggeriamo al Governo di riscoprire i contenuti della legge delega del Governo Prodi del 2007, che proponeva di unificare la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, da un lato, e dall’altro l’indennità di disoccupazione e di mobilità





