Dati Istat su lavoro: senza art. 18 licenziamenti liberi, ecco risultati

 Il tema dell’articolo18 dello Statuto dei lavoratori non è ideologico.  E’ reso tale da chi ha affermato per anni che rendere liberi i licenziamenti avrebbe aumentato l’occupazione. Una affermazione, questa sì ideologica, del tutto infondata come i fatti dimostrano. Il nostro mercato del lavoro è infatti segnato da un eccesso di flessibilità e di precarietà e gli ultimi dati dell’ISTAT ci segnalano un aumento spaventoso della disoccupazione, nonostante deregolazioni e incentivi. Il punto dal quale partire non è una nuova riscrittura delle regole, ma quello della spinta allo sviluppo e al sostegno dei settori strategici dell’economia. Per quanto riguarda il Job Act di Renzi, che dovrebbe essere reso noto a breve, vorremmo avanzare alcuni suggerimenti. Se si vuole parlare di Contratto Unico, si tratta allora di provvedere ad un serio disboscamento delle forme di lavoro flessibili esistenti. Se questo non avvenisse si tratterebbe semplicemente dell’aggiunta di un’ulteriore modalità di impiego flessibile che di unico non avrebbe nulla. In secondo luogo, nel periodo di prova va previsto, in caso di licenziamento senza giusta causa, un congruo indennizzo economico, altrimenti si reintrodurrebbe il licenziamento “ad nutum” (libero) di antica memoria. Un improponibile ritorno agli anni cinquanta. Infine, se si dovessero prevedere sgravi fiscali anche per il periodo di prova, essi andrebbero erogati al datore di lavoro soltanto nel caso di conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro. Il sostegno allo sviluppo, attraverso la diminuzione del costo del lavoro stabile, la lotta alla precarietà e la universalizzazione dei diritti a vantaggio delle giovani generazioni, debbono restare la stella polare dell’iniziativa del Pd in questa difficile e perdurante situazione di crisi economica ed occupazionale.