Nella relazione di Renzi alla direzione del Pd c’è una accelerazione sulla legge elettorale. Tra le opzioni ritengo che sia preferibile quella che consente ai cittadini, con la preferenza, di scegliere i propri candidati. Sul Jobs Act non ci sono passi avanti rispetto ai titoli dei giorni scorsi. Sarà necessaria una discussione di merito che individui i contenuti. Riterrei opportuno che il Partito Democratico non archiviasse il tema delle pensioni: il problema dei cosiddetti esodati non è assolutamente risolto e rimane inalterata la necessità di inserire una clausola di flessibilità nel sistema previdenziale. Le decisioni che il Governo di Angela Merkel adotterà a breve su questo tema ci possono aiutare ad uscire da una visione tutta provinciale sul tema del welfare. La ministra del lavoro socialdemocratica, Andrea Nahles, ha presentato oggi un progetto di riordino del sistema pensionistico che costerà, sottolineo costerà, circa 160 miliardi di euro fino al 2030. La spesa iniziale sarà di 4,4 miliardi nel 2014 fino a un massimo di 11 miliardi di euro nel 2030. Si migliorerà la condizione di chi ha avuto un figlio prima del 1992, quasi dieci milioni di donne, e di chi ha capacità lavorative limitate. La misura più significativa, voluta dai socialdemocratici, riguarderà la possibilità di andare in pensione già a 63 anni con 45 anni di contributi, senza la riduzione della rendita. Queste scelte rappresentano sicuramente uno stimolo per un rilancio anche in Italia di una discussione per correggere la “riforma” delle pensioni voluta dal Governo Monti e sconfessare molti luoghi comuni: con la previdenza non è necessario fare sempre cassa.






