
Focus Ansa
RIMINI, 3 MAG
– Il sistema contributivo e la discontinuita’ lavorativa rischiano di riservare ai giovani una pensione “da fame”. Per questo bisogna puntare sul “lavoro di qualita’”, discutere di “un modello di sviluppo”, in modo da assicurare anche alle nuove generazioni un trattamento dignitoso. “Dobbiamo ripartire dal protocollo sul welfare del governo Prodi e del ministro Damiano” del 2007, “che aveva posto un tasso di rendimento non inferiore al 60%” (rapporto tra retribuzione e pensione), dice il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova: “Da li’ dobbiamo ripartire se non vogliamo che le prossime generazioni abbiano pensioni da fame”. Intervenendo al dibattito “Pensionato chi? Finiremo tutti e tutte non piu’ pensionabili”, organizzato nell’ambito delle Giornate del lavoro della Cgil, Bellanova indica il bisogno di “immaginare un sistema che non puo’ prevedere una contrapposizione tra lavoratori e pensionati, perche’ non e’ con il pensionamento anticipato di qualche anno che abbiamo risolto il problema”. Ma, appunto, con la necessita’ di “discutere di un modello di sviluppo” e di “produrre lavoro di qualita’”, che significa anche contrastare il lavoro nero. Lo stesso ex premier Romano Prodi, poi presente ad un’altra iniziativa delle Giornate del lavoro, interpellato al riguardo, si limita a dire che “c’era passione e anche realismo, cioe’ si potevano fare quelle cose, oggi non so”, ma “guai a mettersi nei panni di chi deve governare e a fare le prediche quando la situazione e’ cosi’ difficile”. All’iniziativa sulle pensioni partecipa anche il commissario straordinario dell’Inps, Vittorio Conti: il sistema previdenziale italiano “e’ sostenibile” ma, evidenzia, “e’ assolutamente fondamentale perche’ regga che il Paese riprenda a crescere”. A proposito dell’Istituto di previdenza, ribadisce che “in questi anni abbiamo fatto molto in termini di tagli sui costi e di blocco del turnover. Si puo’ prospettare una fase in cui questa politica puo’ creare dei problemi sulla qualita’ del servizio”. E dunque non ci sono margini per eventuali ulteriori tagli. Mentre sugli esodati spiega che il prossimo tavolo (che partira’ il 7 maggio) “dovra’ riesaminare il tutto. Lo spirito e’ riuscire a capire cos’altro e’ possibile fare e mettere ordine” considerando i diversi provvedimenti (oltre 162 mila la platea dei salvaguardati).(ANSA).
MRG 03-MAG-14 20:47 NNNN