ARTICOLO DI CESARE DAMIANO: “Se in Europa vince sinistra”:http://www.europaquotidiano.it/2014/05/24/289488/
TESTO INTEGRALE
Se in Europa vince la sinistra
L’alternativa oggi si gioca tra innovazione radicale e distruzione dell’esistente. Tra libertà democratiche e populismo totalitario
Se nelle elezioni di domani prevarrà lo schieramento di centrosinistra, che ha come perno fondamentale il Pse, possiamo sperare in un cambiamento di rotta nelle politiche europee: meno austerità a senso unico, più sostegno allo sviluppo, al lavoro ed all’equità sociale, come sostiene da tempo il Partito democratico.
Per far crescere l’Europa occorre scommettere sugli investimenti continentali nelle infrastrutture materiali ed immateriali e, per quanto riguarda il nostro Paese, è necessario acquisire la capacità di spendere utilmente le risorse che ci vengono messe a disposizione dalla Comunità e di superare un patto di stabilità interno che è stato capace, in un momento di recessione, di bloccare le spese di investimento dei comuni virtuosi. Non dobbiamo avere paura di sostenere una visione della crescita che riscopra le migliori potenzialità anticicliche dell’economia keynesiana.
Per quanto riguarda lo stato sociale occorre seguire l’esempio della Germania: ben venga che la Merkel voglia introdurre un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico anticipando il momento dell’uscita dal lavoro. È evidente ormai a tutti che andare in pensione a 67 anni può far piacere ai mercati finanziari ed a qualche liberista della Bce, ma è la causa più pesante della crescente disoccupazione giovanile. Per il lavoro occorre attuare, con le risorse comunitarie, la Garanzia giovani e fissare degli standard di tutela universale per tutta l’Europa, al fine di sconfiggere le pratiche di dumping sociale.
C’è una doppia polarizzazione nel voto europeo. La prima riguarda la spaccatura tra chi vota e chi no. L’astensionismo alimenta un populismo distruttivo e autoritario. La seconda, riguarda la scelta tra Renzi e Grillo. Votare Pd significa affidarsi ad un cambiamento costruttivo, come il nostro premier ha concretamente indicato in varie circostanze e con scelte mirate: la restituzione dei debiti della pubblica amministrazione, la riduzione dell’Irap, la diminuzione del costo dell’energia e lo storno di un miliardo di euro di premi Inail alle aziende che non hanno avuto nell’anno precedente incidenti mortali o infortuni sul lavoro, rappresentano un primo ed efficace pacchetto di interventi a favore delle imprese.
Questi risparmi dovrebbero generare investimenti in macchinari, prodotti ed innovazione mentre, sul versante dei lavoratori, l’aumento mensile di 80 euro dovrebbe rappresentare uno stimolo ai consumi. Molti hanno ironizzato su questa misura, definendola un obolo. A mio avviso, invece, si tratta del primo intervento strutturale a vantaggio del potere d’acquisto del “ceto medio del lavoro” da molti anni a questa parte.
Ricorda l’analogo intervento del governo Prodi del 2008, quando si istituì la quattordicesima per le pensioni più basse: 500 euro di aumento all’anno in quel caso, 1000 adesso con Renzi. Avere 80 euro netti in più al mese equivale al rinnovo di un contratto nazionale di lavoro di una categoria industriale. L’unica differenza è che nella scelta del governo l’aumento viene erogato subito, mentre nei contratti viene normalmente distribuito in tre rate annuali.
Fin qui abbiamo descritto una innovazione costruttiva, mentre nel caso di Grillo siamo di fronte ad un populismo distruttivo che equivale ad un salto nel buio. La prova che abbiamo di fronte, lo dico da uomo convintamente e orgogliosamente di sinistra, non appartiene più o non soltanto alle tradizionali categorie della politica. In Italia siamo arrivati ad un punto nel quale l’alternativa si gioca tra innovazione radicale e, per alcuni aspetti persino ruvida, e distruzione dell’esistente. Tra Renzi e Grillo. In altre parole, tra libertà democratiche e populismo totalitario.






