Bene ha fatto il ministro Poletti a precisare che non vuole riaprire il cantiere dell’Articolo 18. Sarebbe una scelta inutile e dannosa che non produrrebbe nessun posto di lavoro in piu’ e che, tra l’altro, non e’ in cima ai pensieri delle imprese e degli italiani”. Al massimo si tratta di una turba che interessa ancora qualche ideologo del centrodestra poco avvezzo a misurarsi con i problemi reali degli imprenditori e dei lavoratori. Noi siamo favorevoli al contratto di inserimento a condizione che, dopo il periodo di prova, sia possibile trasformarlo a tempo indeterminato, con tutte le tutele attualmente vigenti, compreso l’Articolo 18. Ricondurre la tutela ai soli licenziamenti per motivo discriminatorio equivarrebbe a trasformare il contratto a tempo indeterminato in un contratto a termine mascherato. Siamo anche favorevoli ad istituire il compenso orario minimo per tre situazioni: per i voucher, per il lavoro a progetto e per il calcolo del costo del lavoro standard negli appalti al massimo ribasso. Per quanto riguarda la costruzione di una rete europea dei centri per l’impiego, dobbiamo allineare la nostra situazione a quella degli altri Paesi: in primo luogo, vanno stabilizzati i circa 10mila addetti attuali e va previsto un processo di mobilita’ tra i lavoratori pubblici, accompagnato da una adeguata formazione, che porti l’organico almeno al traguardo dei 50mila addetti, a fronte degli oltre 130 mila operatori che si occupano in Germania dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.





