Lavoro: Sacconi insiste su art.18, Damiano, non si cambia

 
Roma, 13 LUG –
L’articolo 18 torna a far discutere, con il presidente della commissione Lavoro del Senato, l’ex ministro Maurizio Sacconi, che insiste sulla sua cancellazione. “E’ una specie di benchmark. Toglierlo dimostra leadership e fa lavoro”, spiega l’esponente di Ncd dalle colonne del Corriere della Sera. Posizione ribadita anche dal titolare dei Trasporti, Maurizio Lupi, che all’indomani del’intesa sugli esuberi per Alitalia, sottolinea come le leggi sul lavoro siano “tante e troppo rigide”. Ma dal Pd arriva la risposta tranchant del presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: “Non penso che il Governo sia interessato a cambiare l’articolo 18, cosi’ come non lo e’ il Pd”. Si preannuncia cosi’ una settimana calda sull’argomento che dovrebbe anche essere al centro del dibattito in commissione a Palazzo Madama, dove proseguira’ l’esame del Jobs Act. La delega sul lavoro, infatti, all’articolo 4 apre al contratto a tutele crescenti, che sospenderebbe, ma solo per un periodo iniziale, le garanzie assicurate dall’articolo 18, a difesa dei licenziamenti senza giusta causa. Secondo Sacconi, relatore della delega, il confronto sul punto sara’ chiaro: da una parte i “riformatori” dall’altra “i conservatori”. E Lupi rincara la dose: “Non possono tornare a vincere quelli della sinistra che pensano che il lavoro lo si fa per decreto o che bisogna assumere tutti a tempo indeterminato”. Ma dal Pd Damiano avverte: “Se Ncd vuole fare battaglie ideologiche per cancellare lo statuto dei lavoratori noi ci opporremo”. D’altra parte per Damiano “non si puo’ pretendere che l’attuale maggioranza che sostiene il governo converga sulle posizioni veteroliberiste di Ncd”. Insomma per l’esponente democrat va bene mettere in stand-by l’articolo 18 per un massimo di tre anni, passati i quali pero’ deve tornare a spiegare i suoi effetti. La questione dovrebbe essere affrontata dalla commissione al Senato, convocata sia per martedi’ che per mercoledi’. La sfida sta anche nel rispettare i tempi previsti: si era parlato del si’ da parte dell’Aula Senato prima della pausa estiva, ma la calendarizzazione ha poi subito uno slittamento. Nonostante cio’ Sacconi nei giorni scorsi aveva ribadito l’impegno per cercare di stare nei limiti di tempo prestabiliti. Il rinvio preoccupa Confindustria: il vicepresidente Stefano Dolcetta, intervistato dal Mattino, spiega: “Non si vedo ne’ la consapevolezza di dover cambiare le regole, ne’ una visione coraggiosa di come farlo”. Inoltre per Dolcetta “e’ evidente che non serve inventare un’altra tipologia contrattuale ma, piuttosto, cambiare in profondita’ il contratto di lavoro a tempo indeterminato”.