Lavoro: vertice di maggioranza per sbloccare Jobs Act

 

– Torino, 12 set 2014

– ”Diventa indispensabile una riunione di maggioranza con il governo e le commissioni lavoro di Camera e Senato per decidere qual e’ l’indirizzo. Altrimenti si rischia un ping pong estenuante tra Camera e Senato rendendo incerti i tempi della approvazione del jobs act”. E’ quanto ha sostenuto il presidente Pd della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, a margine della riunione dell’ufficio di presidenza del Comitato delle Regioni Ue a Torino, alla vigilia della settimana cruciale, la prossima, della discussione sulla delega in Senato. Ricordando che il collegato Lavoro del governo Berlusconi fece otto passaggi parlamentari, Damiano sottolinea: ”Vorrei mantenere gli impegni che ci siamo dati, concludere l’iter con il voto finale in senato entro novembre, e avere un accordo politico preventivo”. Quanto ai temi Damiano ha ribadito di essere nettamente contrario a cancellare il contratto a tutele crescenti. ”Sono contrario che padre e figlio abbiano tutele diversificate”, ha detto. ”Quanto allo Statuto dei lavoratori, che non e’ richiamato dalla delega come non lo e’ l’articolo 18 – ha aggiunto – non e’ possibile dare fondo a una revisione totale di un articolato di 40 articoli che va dalla tutela della liberta’ e dignita’ del lavoratore ai diritti sindacali. Se si vuole fare invece interventi su questioni di carattere specifico si puo”’. Sul controllo a distanza Damiano ha sostenuto la legittimita’ del solo controllo sull’impianto ma non sul lavoratore. Quanto alle mansioni: ”sono contrario al demansionamento , ma si puo’ affidare alle parti sociali la compilazione di una griglia di mansioni equivalenti, a parita’ di retribuzione, ma non si puo’ entrare professore e uscire bidello”. ”Bisognerebbe infine intervenire sull’articolo 19 per risolvere il tema della rappresentanza nei luoghi di lavoro”. Quanto all’articolo 18 Damiano ha ribadito che bisogna considerare il sistema delle tutele. ”Quello attuale non compensa nessuna liberta’ di licenziamento. Quando noi facciamo riferimento ad altri modelli, danese o tedesco, non possiamo prenderne solo una parte, il licenziamento: il modello tedesco, ad esempio ha anche la cogestione nel comitato di sorveglianza, e lo Statuto dei lavoratori si applica alle aziende dai 5 dipendenti in su, i centri per l’impiego tedesco hanno 130mila addetti, noi novemila. Quindi quando si parla di modelli bisogna prenderli in toto” .