Se si vuole mantenere l’obiettivo politico di Renzi, che condivido – sottolinea Damiano– vale a dire l’approvazione conclusiva entro inizio novembre” del ddl delega sul lavoro “bisogna fare al massimo tre passaggi Senato – Camera – Senato. Se invece diventa partita a ping pong in Parlamento, quei tempi non possono essere rispettati. “Renzi ha detto giustamente – aggiunge il presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio – che noi le Riforme non ce le facciamo dettare da Eurolandia e per questo dobbiamo trovare un compromesso ragionevole che non ubbidisca, come e’ stato nel passato, al solito diktat a degli euroburocrati che quando parlano di riforme hanno sempre in mente due cose: la prima, il taglio delle pensioni e la seconda, la liberta’ di licenziamento. Sull’articolo 18 non siamo piu’ alla normativa del 1970 ma a quella del 2012 quando l’articolo fu riformato da un difficile compromesso fra Fi e Pd al tempo del governo Monti. Io avrei lasciato le cose come stanno – evidenzia – ma ho lavorato per una soluzione che a differenza del passato consente al giudice di scegliere fra reintegro e licenziamento. Non abbiamo ancora monitorato gli effetti della norma che gia’ vogliamo cambiarla. Ma allora diventa una bandierina elettorale, una pretesa ideologica della destra alla quale non si puo’ accedere. Noi siamo un partito della sinistra europea – sottolinea Damiano – e dichiarare nel momento piu’ acuto della disoccupazione che la soluzione del problema sarebbe quella di rendere liberi i licenziamenti significherebbe un clamoroso autogol”.





