(ANSA) – ROMA, 30 SET – “Ogni mese spendiamo fiumi di parole e di inchiostro per analizzare i dati dell’Istat e dell’Inps che ci evidenziano lo “zero virgola” in più o in meno, rispetto al mese precedente, per quanto riguarda l’occupazione”. Lo afferma Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Occorre anche aggiungere – prosegue – che le due fonti statistiche si basano su database diversi: indagine a campione sui posti di lavoro reali (Istat) e sui contratti di lavoro stipulati (Inps). La differenza consiste nel fatto che, nel secondo caso, lo stesso lavoratore può sottoscrivere più contratti di lavoro a termine nel corso dello stesso anno e risultate più volte occupato e licenziato. Non a caso questi dati in molti casi non convergono. Insistiamo – spiega – sulla necessità che l’analisi delle tendenze occupazionali vada fatta considerando il medio-lungo periodo. La nostra preoccupazione consiste nel fatto che, inevitabilmente, al di là dei sussulti mensili in alto o in basso, la diminuzione o la cessazione degli incentivi possa far regredire le assunzioni con il contratto a tutele crescenti. La conseguenza sarebbe quella di una diminuzione della qualità del lavoro nuovamente a vantaggio della precarietà. Per questo motivo chiediamo che gli incentivi per il contratto a tutele crescenti diventino strutturali, oppure che venga abbassato stabilmente il cuneo fiscale. Il lavoro a termine e precario deve costare di più di quello a tempo indeterminato”. IRA-COM
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