REFERENDUM. SPINTA DEM SARDEGNA: “IL NO È BLOCCARE PAESE”

(DIRE) Cagliari, 2 nov. – Con la conferenza stampa nella sede regionale del Pd a Cagliari, che ha visto la partecipazione della presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro e del presidente della commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, si è conclusa stamane la campagna referendaria dem in Sardegna. Finocchiaro e Damiano sono gli ultimi “big” del Pd giunti sull’isola per spiegare le ragioni del sì al referendum del 4 dicembre, per una campagna che in Sardegna, complici anche i problemi interni al partito regionale, è entrata davvero nel vivo nell’ultimo mese. Trenta giorni nei quali sono state 195 le iniziative pubbliche organizzate dalle organizzazioni provinciali del Pd e dai Comitati per il sì in 98 Comuni della Sardegna, con oltre 17.000 persone che hanno partecipato agli incontri. Le cifre le snocciola il garante regionale Gianni Dal Moro, presente all’incontro con i giornalisti, soddisfatto della campagna referendaria condotta in Sardegna: “Avevamo bisogno di uscire dalle battute e dagli slogan attraverso gli incontri nei territori. Negli ultimi mesi c’è stato un susseguirsi di iniziative che ci hanno consentito di aumentare la consapevolezza dei cittadini sul merito della riforma, mettendo nell’angolo chi invece ha cercato di discutere di altro. E parlando di partecipazione, quale altro partito ha messo in moto le nostre iniziative stando in mezzo alla gente, nelle piazze e nei mercati?”.
Scendendo sul merito della riforma, Finocchiaro non usa giri di parole: “Senza essere catastrofisti, bocciare questa riforma significa fermare il Paese, il processo di cambiamento che tenta di dare alle istituzioni più forza ed efficienza e trenta anni di tentativi sempre falliti di cambiare la seconda parte della Costituzione”. E per quanto riguarda un disagio all’interno del Pd nei confronti del premier, “è tutta strumentalità infilata in una campagna referendaria, che svela che gli argomenti contro la riforma sono assai deboli. Il Pd, contrariamente ad altri, è veramente interessato che i cittadini sappiano cosa vanno a votare”. Damiano sottolinea invece che “il mio è un sì meditato e anche critico: non tutto quello che è scritto nella riforma mi convince. Ma la prima parte della Costituzione rimane com’era, quello che tocchiamo servirà a rendere più efficace l’azione legislativa, e sono profondamente convinto della necessità di avere la fiducia soltanto su una Camera, che è un discorso antico”. Poi la stoccata a Silvio Berlusconi: “Vota no, legittimamente, ma nel 2003 disse che la prima parte della Costituzione aveva un’impronta sovietica: mi viene il dubbio che voti no alla referendum, proprio perché non si cambia la prima parte della Carta costituzionale”. (Api/ Dire)