PROFESSIONI: ADEPP “STOP CALO REDDITI, MA RESTANO DIFFERENZE DI GENERE”

ROMA (ITALPRESS) – Ci sono buone notizie, ma non è ancora il tempo di festeggiare per i professionisti. Dai dati del VI Rapporto Adepp sulle libere professioni e la previdenza privata emerge, infatti, che il calo dei redditi si è finalmente arrestato, anche se la strada da fare per uscire dal tunnel della crisi è ancora lunga. Il documento è stato presentato questa mattina in Senato dal presidente Alberto Oliveti, assieme ai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, al presidente dell’Asvis ed ex ministro del Welfare, Enrico Giovannini, e al responsabile della segreteria tecnica del ministro del Lavoro, Bruno Busacca. “Questi numeri sono un segnale di uscita progressiva dalla crisi, che per i professionisti e’ iniziata nel 2010? Speriamo”, ha commentato Oliveti. “Rimangono però le differenze di genere e geografiche che tentiamo di emendare dandoci un progetto di welfare che tuteli i nostri iscritti dal punto lavorativo, non solo per le evenienze negative, ma anche per una migliore qualità della formazione e dell’apprendimento”. Proprio per questo l’assemblea di Adepp proprio oggi esaminerà “l’ipotesi di un investimento in un fondo infrastrutturale che agisca sulle grandi reti – ha anticipato il presidente -, che siamo di trasmissione e di distribuzione, che abbia una visione sociale perché crediamo che in questo le casse possono fare la loro parte per sostenere il tessuto del sistema professionale in cui operano e in questo modo sostenere anche il sistema Italia”.
Entrando nei dettagli del Rapporto, gli iscritti Adepp al 2015 sono circa 1.489.000, con un aumento dunque del 21,59% nel periodo che parte dal 2005. Gli enti previdenziali hanno raccolto più di 9 miliardi di euro di oneri contributivi (+2%) e pagato oltre 5,9 miliardi di euro di prestazioni (+4,6%). Resta ancora un “problema” per le lavoratrici autonome la volontà di essere madri, soprattutto al Sud, ma l’associazione, ha aggiunto Oliveti, “ha come obiettivo che una professionista possa fare la mamma restando tale, rovesciando quel concetto per il quale una mamma fa anche la professionista”. Resta ancora il problema della pressione fiscale, perché 545 milioni finiscono all’Erario, quasi la stessa cifra (520 milioni) destinata al welfare: una somma zero che è, però, altamente negativa. Il decremento dei redditi calcolato nel 2014-2015, in termini nominali, è più contenuto (-0,3%) rispetto al trend del 2005-2015, ma nonostante il dato riferito al 2015 sia ancora una stima del reddito effettivamente dichiarato, la variazione percentuale registrata tra il 2014 e il 2015 può essere letta come un primo segnale di una progressiva uscita dalla crisi. “C’è stato un trasferimento dal classico lavoro del 900 a forme meno inquadrate e lo scivolamento lento verso lavori parasubordinati e autonomi. La rivoluzione digitale provocherà un cambiamento di sistema, che influenzerà il rapporto di lavoro”, ha detto Cesare Damiano. (ITALPRESS)