(ANSA) – ROMA, 14 MAR – “Noi siamo alternativi a Renzi e appoggiamo Orlando, perché crediamo che sia la persona che possa meglio incarnare gli ideali di una Sinistra inclusiva e di una coalizione aperta. Vogliamo vincere, ma se anche perdessimo continueremo la nostra battaglia nel Pd, Perché non siamo dei signorsì, ma crediamo che il luogo di combattimento sia il proprio partito”. Lo dice Cesare Damiano, che annuncia in una conferenza stampa la nascita di Sinistra Pd, la nuova area dei Dem nata dopo la scissione dei bersaniani, e l’appoggio alla candidatura del ministro della Giustizia alla segreteria. “Se si perde – dice ancora Damiano – vogliamo che ci sia una gestione unitaria, sperando che il passaggio di Renzi dall’Io al Noi non siano solo parole ma fatti”. Presenti alla conferenza stampa tre sottosegretari dei governi guidati da Prodi: Soriero, Colonnella e Montagnini. Damiano chiarisce i punti che separano Sinistra Pd da Renzi: “La sua guida è stata improntata all’idea dell’uomo solo al comando. Noi invece crediamo alla squadra, alle competenze e alla partecipazione. Distinguiamo tra comando e governo, noi vogliamo governare insieme, pensiamo a un partito comunità nel quale ci si possa sentire compagni. Non crediamo ai tweet e agli spot, crediamo ai circoli e al territori, combattiamo le false iscrizioni e le truppe cammellate e tutto ciò che può inquinare la vita del partito”. Damiano ha poi detto di aver apprezzato la scelta di Orlando “di candidarsi alla guida del partito e non alla guida del governo” e ha auspicato “una regolamentazione per legge delle primarie”. Il riferimento ideale di Sinistra Pd, ha spiegato, “è Norberto Bobbio, perché è lui che ha spiegato che oggi è l’uguaglianza a distinguere destra e Sinistra”. Quanto ai contenuti, Damiano ha spiegato che la sua area politica chiede una regolamentazione della globalizzazione (“anche con l’istituzione di dazi”), la rappresentanza dei lavoratori nei consigli di amministrazione delle aziende, l’affermazione del principio del “lavoro dignitoso”, la correzione del jobs act con “la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamenti non giustificati”, la concessione di sgravi fiscali ai giovani che entrano nel mondo del lavoro (da passare ai datori di lavoro nel momento in cui il contratto diventa a tempo indeterminato), una “pensione di cittadinanza” con la concessione di una cifra fino a 500 euro a chi andrà in pensione tra vent’anni se non raggiunge il minimo di 1.100 euro netti al mese. (ANSA).





