Oggi è il quindicesimo anniversario dell’assassinio di Marco Biagi ad opera delle brigate Rosse, il giuslavorista autore del Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia. A lui, nel 2003, il governo Berlusconi intitolò la legge 30. Tra gli strumenti introdotti da quel provvedimenti – la gran parte dei quali da me non condivisi – c’erano i voucher.
Era un’epoca che fu segnata sanguinosamente dal riemergere scellerato del terrorismo brigatista, che si accanì proprio sui giuslavoristi che dedicavano le proprie energie all’aggiornamento del diritto del lavoro. Il 20 maggio 1999 era stato ucciso Massimo D’Antona. Il 19 marzo del 2002 i brigatisti colpirono Marco Biagi. Azioni vigliacche e insensate, la cui condanna è inappellabile, non solo per l’atto violento e massimamente antidemocratico in sé, ma per il disegno delirante dal quale sono scaturite.
In questi quindici anni il mondo è molto cambiato. Quel che rimane fermo è il nostro impegno contro ogni forma di violazione della democrazia. in primo luogo, contro quella violenza verbale che oggi sembra divenuta il metodo di un dibattito politico imbarbarito. La conosciamo bene: l’abbiamo vista già troppe volte trasformarsi in violenza fisica.
Chi ha a cuore coloro che vivono del proprio lavoro, sa che la democrazia è l’unico metodo per l’affermazione di una reale giustizia sociale e per difendere il diritto di tutti di poter esprimere il proprio pensiero.





