MASSIMO D’ANTONA: L’UMANO DIRITTO DEL LAVORO

“Ci sono dei diritti che attengono al lavoratore, non come parte di un contratto, ma in quanto persona”. Questo pensiero ci riporta il senso del lavoro di Massimo D’Antona, docente di Diritto del Lavoro e consulente del Ministero del Lavoro, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse il 20 maggio di diciotto anni fa.
Il lavoratore, dunque, individuato dal diritto, prima di tutto, come essere umano. E che come tale deve essere sempre riconosciuto. Anche nell’architettura delle norme, dei contratti, dei mercati.
È una visione preziosa questa, oggi più che mai. E di attualità stringente in quest’epoca di discontinuità dei rapporti di lavoro, di accordi pirata, di dumping salariale. Un tempo, questo, nel quale il Diritto del Lavoro rischia, sempre più, di essere aggirato, quando non calpestato.
Non dimentichiamo la lezione di Massimo D’Antona. L’umanità che affronta le incertezze della precarietà ne ha, quanto mai, bisogno.