(ANSA) – ROMA, 2 LUG – Il confronto che si aprirà nei prossimi giorni tra governo e sindacati dovrà affrontare il nodo dell’aumento dell’età pensionabile legato alle aspettative di vita e anche porre le basi per una pensione contributiva di garanzia pensata per aiutare in futuro i giovani ora alle prese con un lavoro discontinuo. È quanto afferma il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano in vista degli incontri in programma la prossima settimana e dell’assemblea unitaria di Cgil, Cisl e Uil in programma per metà mese. ‘’È positivo che il sindacato si mobiliti per la piena applicazione del verbale sottoscritto – afferma Damiano – L’ape sociale è andata in porto e sta avendo successo. Se le risorse non basteranno per soddisfare i numeri noi combatteremo per raggiungere altri cambiamenti. Perché nessuno deve rimanere escluso’’. Manca invece all’appello – per l’attuazione di quanto già deciso – l’Ape volontaria e la normativa sui lavori usuranti. ‘’La fase due – spiega invece Damiano – dovrà affrontare il nodo dell’aspettativa di vita con il rischio che dal primo gennaio 2019 salga di cinque mesi l’età per andare in pensione, arrivando a 67 anni. Va bloccata per tutti. È fortemente contraddittorio avere una misura di anticipo come l’Ape una di posticipo per l’aspettativa di vita: mettiamoci d’accordo!” Damiano rilancia poi la proposta di pensione contributiva di garanzia che porta la sua firma e quella dell’onorevole Gnecchi che punta a ‘’fissare un tetto di pensione dignitosa di almeno 1.000 euro netti, per chi ha una pensione liquidata in modo totalmente contributivo, aiutando a raggiungere l’obiettivo chi non ce la fa con i suoi contributi’’. ‘’I giovani – osserva Damiano – cominciano tardi a lavorare, hanno salari bassi, un lavoro discontinuo e versano pochi contributi. Aiutarli significa erogare una sorta di ‘zoccolo’ di base, fino a 500 euro mensili, più o meno analogo alla pensione sociale’’. A questo si potrebbe aggiungere una spinta alla pensione integrativa che – secondo Damiano – dovrebbe veder ridurre il prelievo fiscale (“accantonare i soldi per la pensione non è la stessa cosa che fare speculazione”) e prevedere un meccanismo di silenzio assenso che la renda di fatto quasi obbligatoria.(ANSA).





