(ANSA) – ROMA, 4 LUG – “La relazione annuale del Presidente dell’INPS, Boeri, ha affrontato anche questa volta molti temi politici. Abbiamo apprezzato la sottolineatura circa l’apporto decisivo dei migranti all’equilibrio dei conti previdenziali, mentre dissentiamo su altri punti. Uno di questi riguarda l’aspettativa di vita alla quale è agganciato il progressivo aumento dell’età della pensione”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Boeri – prosegue – afferma che ‘bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei Giovani’. Noi pensiamo esattamente il contrario: forse vale la pena ricordare che, andando avanti di questo passo, nel 2050 si dovrà andare in pensione quasi a 70 anni. Un peso, questo sì, tutto a carico dei giovani, considerato il fatto che nei prossimi decenni anche la ‘rivoluzione digitale’ produrrà dei pesanti contraccolpi sull’occupazione, soprattutto su quella delle nuove generazioni”. “Persino il Papa – continua Damiano – ci ha raccomandato di favorire l’uscita dei lavoratori più anziani per lasciar posto ai giovani. Per questi motivi, ci batteremo per il blocco di un nuovo aumento dell’età pensionabile, al di là di quello che sostiene l’INPS. Il secondo punto di dissenso – spiega – è relativo al salario minimo per legge: non crediamo che si tratti di un argomento che riguardi l’INPS, ma visto che è stato tirato in ballo vorremmo precisare che, un conto è fissarlo per chi non ha un contratto di riferimento (ad esempio un lavoratore coordinato e continuativo), altra cosa è per chi un contratto di categoria ce l’ha. In questo caso la fissazione della retribuzione deve rimanere di esclusiva competenza della contrattazione. Non vediamo, quindi, alcun vantaggio alla introduzione generalizzata del salario minimo per legge”, conclude. (ANSA).





