(di Marianna Berti) (ANSA) – ROMA, 15 LUG – La questione è sul tavolo ma per trovare una soluzione servirà del tempo. Si tratta di tracciare un’exit strategy che in qualche modo rallenti l’aumento dell’età pensionabile, che rischia di salire a 67 anni nel 2019, senza creare buchi di bilancio incolmabili e tensioni con Bruxelles. Il tema però non sarà lasciato fuori dalla cosiddetta “fase 2” della riforma, anche perché lo prevede, seppure in una versione morbida, il verbale d’intesa tra governo e sindacati dello scorso settembre. La richiesta di Cgil, Cisl e Uil è nota. I sindacati chiedono di congelare “la scala mobile” che automaticamente sposta in là l’uscita, per ripensare tutto il meccanismo, magari con diverse finestre a seconda del lavoro svolto. Una posizione appoggiata dal Parlamento, con uno schieramento bipartisan che ha visto insieme i due presidenti delle commissioni Lavoro, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi (propongono di saltare un giro o rinviare l’aggiornamento, diluendolo: ogni 5 anni invece che 2). Damiano aggiunge poi un altro elemento: “estendere il blocco” dei requisiti “alle platee che svolgono lavori gravosi”, dalle maestre d’asilo agli infermieri, dagli operai edili ai macchinisti. E per lunedì e’ in programma un convegno il cui valore politico non può essere trascurato, vista la sede, il Pd, i partecipanti, i protagonisti della vicenda, e il timing, si tratta del primo faccia a faccia, che romperà il silenzio, tra i vertici di sindacato, governo e partito dall’avvio del dibattito sulla “fase 2”. I capitoli da affrontare in questa tappa sono stati già delineati nell’accordo del 28 settembre. Qualche certezza quindi c’è e tra i pilastri vengono indicati la “pensione contributiva di garanzia” per i giovani, il rilancio della previdenza complementare con la parificazione tra pubblico e privato, l’eliminazione dei vincoli all’uscita a 63 anni per chi è nel contributivo, la “valorizzazione” del lavoro di cura a fini previdenziali, ribattezzata “bonus donna”, la rivalutazione degli assegni al costo della vita. Ma tra i punti compare anche: “Nell’ambito del necessario rapporto tra demografia e previdenza e mantenendo l’adeguamento alla speranza di vita, valutare la possibilità di differenziare o superare le attuali forme di adeguamento per alcune categorie di lavoratrici e lavoratori in modo da tenere conto delle diversità nelle speranze di vita”. Si fa cenno, in particolare, a un rapporto Ocse che spiega come le cose cambino a seconda della “classe” a cui si appartiene (i benestanti vivono più a lungo). Il dossier mette in guardia i governi affinché non penalizzino sul fronte previdenziale chi è già svantaggiato. L’Ape social in qualche modo va in questa direzione e visti i risultati, gli occhi sono puntanti a quello che si preannuncia come un boom di domande, potrebbe essere anche la strada attraverso cui dare tutele e flessibilità. Dopo il summit al largo del Nazareno forse le posizioni saranno più chiare, anche se il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato più volte come sull’argomento occorra attendere i dati dell’Istat sull’aspettativa di vita (arriveranno tra settembre e ottobre). Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha già fatto sapere che la flessibilità “deve essere la strada maestra”. Delle differenze tra lavori e della necessità di “premiare i più deboli”, ha parlato Maurizio Petriccioli della Cisl. E per la Cgil Roberto Ghiselli ha avvertito: “non è pensabile aspettare l’autunno”. Sono giorni intensi, anche per altre scadenze: oggi scade il termine per fare richiesta di Ape, lunedì prende il via il Bonus Asilo Nido, ed è facile immaginare si tramuti in una sorta di click day, mentre mercoledì c’è il primo tavolo sul rinnovo del contratto degli statali. (ANSA). Y08 15-LUG-17 20:10





