PENSIONI: DAMIANO, FRENO A RIALZO ETÀ, STOP A LAVORI GRAVOSI

(ANSA) – ROMA, 15 LUG – “Insieme a Sacconi chiediamo al Governo di rallentare il meccanismo di adeguamento automatico e accelerato dell’età per la pensione”. Così il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), torna sul tema, aggiungendo che c’è anche “da estendere il blocco” dei requisiti “alle platee che svolgono lavori gravosi, che sono state inserite in un elenco apposito per accedere all’Ape social”, si va dalle maestre dell’asilo agli operai edili, dai macchinisti ai facchini. Per DAMIANO occorre “intervenire subito, nella legge di Bilancio”.
La lista completa è stata, infatti, messa a punto quando sono state individuate le attività a cui riconoscere l’anticipo pensionistico, ci sono anche gli infermieri che fanno, gli addetti alle pulizie, camionisti o chi lavora su gru. “Il tema è sul tavolo perché la ‘fase 2’ del verbale tra sindacati e governo pone la questione”, evidenzia Damiano. E fa presente come già la legge di Bilancio dello scorso anno abbia “l’aspettativa di vita per i lavori usuranti”, ovvero quelli particolarmente faticosi (in miniere, cave, gallerie, altiforni, con esposizioni all’amianto). Martedì con il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Epi), è stato lanciato un appello in cui, ricorda Damiano, “abbiamo evidenziato il rischio che deriva” da quella che può essere ribattezzata come “una scala mobile dell’età”. Bisogna, spiega, porre rimedio con la prossima manovra perché, “a legislazione vigente, per autorizzare l’aumento dell’età basterà una direttiva della direzione ministeriale, dopo che l’Istat, a ottobre, avrà certificato il dato sull’aspettativa di vita”. Ecco che, sottolinea, “serve un’intervento normativo che corregga: saltando lo scalino che scatterebbe nel 2019 o rallentando le revisioni, passando dagli attuali tre anni, che dal 2019 diventano due, a un quinquennio”. Il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio chiarisce: “siamo aperti a una discussione” ma bisogna tenere presente “che questi adeguamenti avvengono su età già avanzate, 66 anni e 7 mesi il livello attuale” e che “la Germania arriverà a 67 anni solo nel 2019, quindi dopo dieci anni rispetto a noi”. Inoltre, avverte, “quando si fanno i conti sulle pensioni bisogna evitare di sparare cifre non veritiere, anche quando la Ragioneria Generale dello Stato parla dell’incidenza sulla spesa delle pensioni rispetto al Pil dovrebbe tenere conto del peso della parte assistenziale e del gruzzolo di circa 50 miliardi, corrispondente alle tasse sulle pensioni”. Ecco che, osserva, la percentuale passerebbe “dal 16% al 12%, in linea con glia altri Paesi Ue”.