DAMIANO: “PIÙ OCCUPAZIONE PER CONTRATTI A TERMINE, NON PER JOBS ACT”

Roma, 31 ago. (askanews) – “Puntualmente, alla pubblicazione periodica dei dati dell’ISTAT sulla occupazione, si scatenano le tifoserie, curva nord e curva sud. Quando il Governo esulta per i numeri, le opposizioni attaccano: si passa dal ‘risultato straordinario’ al ‘peggioramento drammatico della situazione’. Come sempre, la verità non è una esclusiva di nessuno. È innegabile che aver superato la soglia dei 23 milioni di occupati è un fatto molto positivo, che ci riporta a prima della crisi del 2008, con un tasso di attività del 58%: in salita dello 0,1%, ma ancora lontano dagli standard europei. Disconoscere questo risultato sarebbe da sciocchi”. Lo ha dichiarato Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera. “Al tempo stesso – prosegue – cresce il tasso di disoccupazione dello 0,2% e si attesta all’11,3% e cresce anche quello giovanile che sale al 35,5%. Ci sono quindi luci e ombre, all’interno comunque di una crescita modesta del PIL che, finalmente, sembra produrre qualche risultato occupazionale. Non concordo, invece, con quanti attribuiscono al Jobs Act il merito di questi risultati. Mi pare una tesi molto semplificatoria che nasconde il fatto che la crescita occupazionale, da quest’anno, è fortemente caratterizzata dai contratti a termine e dal lavoro a chiamata, che sta sostituendo i voucher”. “Il Jobs Act – spiega Damiano – ha determinato l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato nel 2015 e in parte nel 2016, quando gli incentivi erano alle stelle. Fortemente ridimensionati nel 2016 e poi scomparsi, hanno riportato le aziende dalle assunzioni a tempo indeterminato ai contratti a termine, rinnegando in questo modo la scommessa su cui si è costruito il Jobs Act: quella di far prevalere il contratto a tempo indeterminato sulle altre forme precarie di assunzione”. “Oggi non è più così. Non a caso il Governo sta studiando incentivi strutturali per l’assunzione dei giovani, scegliendo in questo modo una strada di forte discontinuità con gli incentivi modello Jobs Act. Noi siamo d’accordo”, conclude Damiano.