
(ANSA) – ROMA, 29 SET – “Non concordo con la valutazione di Tito Boeri sulla bontà degli automatismi pensionistici. Quando furono introdotti dal centrodestra l’età legale della pensione era intorno ai 60-61 anni. Oggi supera i 66 e, se il meccanismo viene mantenuto arriveremo, per i giovani che andranno in pensione alla metà di questo secolo, ai 70 anni di età. Il problema non è bloccare il meccanismo per tutti e per sempre, ma fare i conti con due fatti nuovi: il primo è l’introduzione dell’anticipo pensionistico (APE) che fissa l’età della pensione a partire dai 63 anni: non si può, da un lato, anticipare la pensione di 3 anni e 7 mesi e, dall’altro, posticiparlo di 5 mesi dal 2019, come se niente fosse. Forse qualche domanda ce la dobbiamo porre”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Il secondo fatto – prosegue Damiano – è che l’aspettativa di vita non aumenta più in modo continuo e lineare: per la prima volta, nel 2015, è diminuita e, secondo i calcoli dei demografi, questo avverrà anche nel 2017. Di fronte all’ottusa applicazione di una norma inventata, a spese dei pensionati, per risanare i conti dello Stato, sarebbe meglio fermarsi a ragionare rimandando ogni decisione di aumento dell’età pensionabile al 2018”. “Infine, va notato che già nella legge di Bilancio dello scorso anno l’età pensionabile è stata bloccata per i lavori usuranti: quindi una correzione si può fare senza dover necessariamente fare del terrorismo contabile. Il Governo dovrà dare una risposta su questo problema”, conclude.(ANSA).





