EQUO COMPENSO: DAMIANO, “È LA NOSTRA BATTAGLIA”

(ANSA) – ROMA, 10 NOV – “La battaglia sull’equo compenso è, da molto tempo a questa parte, la nostra battaglia. L’esperienza delle liberalizzazioni è stata un fallimento. Quando assistiamo ai bandi di gara di alcuni comuni, restiamo senza parole. A Piana degli Albanesi pare che il lavoro degli Assistenti Sociali sia stato valutato 1 euro. Stessa cosa al comune di Catanzaro per il piano urbanistico. Siamo arrivati al lavoro gratuito nella Pubblica Amministrazione.Quello che ci ha sconcertato è la sentenza del Consiglio di Stato che ha avallato nei fatti la scelta del comune di Catanzaro respingendo il ricorso degli Ordini”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, durante il suo intervento all’Assemblea generale delle professioni sul tema dell’Equo compenso, che si è tenuto oggi a Catanzaro, alla presenza di oltre 1.000 professionisti. “Contro questa inaccettabile deriva – prosegue – abbiamo depositato a ottobre, alla Camera, una proposta di legge sull’equo compenso che riguarda i professionisti ordinisti e quelli non organizzati in ordini, albi e collegi. Per questi ultimi, la proposta è quella di partire esclusivamente dalla Pubblica Amministrazione, affidando a un apposito tavolo di concertazione presso il ministero del Lavoro la definizione dei parametri dell’equo compenso”. ” La discussione sull’equo compenso – spiega Damiano – è in corso alla Commissione Lavoro del Senato: la nostra proposta, non limitata ai soli Ordini come al Senato, vuole anche impedire che si allarghi la distanza tra questi due mondi che il ‘Jobs Act del lavoro autonomo’ ha recentemente avvicinato”. “Al tempo stesso, un testo sull’equo compenso relativo ai soli avvocati, dopo essere stato stralciato dal testo della legge di Bilancio, pare che possa essere ripresentato, con un emendamento al Senato, dal relatore del Decreto Fiscale. Se così fosse, sarebbe un passo avanti, ma non sufficiente, perché l’equo compenso deve riguardare tutti i professionisti. Il Governo dovrebbe dunque farsi carico dell’allargamento a tutti, ordinisti e non, di questa normativa”, conclude.