STUDIO DELL’ASSOCIAZIONE ANIMATA DA DAMIANO (PD) (Public Policy) – Roma, 01 feb – “Una società del lavoro in prevalenza (evitiamo generalizzazioni) impaurita e rattrappita. Ma il cui ripiegamento va interpretato come la conseguenza di una Politica (con la P maiuscola) e di politiche pubbliche (al plurale), che vengono percepite nell’insieme come distanti o non positive. Per questo i miglioramenti in atto come nei tassi di crescita e nella quantità dell’occupazione non vengono ancora adeguatamente percepiti sul piano sociale. E i tentativi di innovazione del mercato del lavoro non sembrano aver sfondato in termini di riconoscimento diffuso, dal momento che convincono solo una minoranza dei nostri intervistati”. È quanto emerge da una ricerca dell’associazione Lavoro&Welfare, animata da Cesare Damiano (Pd). Ma non c’è solo la faccia “spaventata e ripiegata”. Dallo studio, infatti, emerge anche “la crescita trasversale di una domanda di nuovi beni pubblici. Trasversale perché attraversa lavoratori standard e non standard, giovani e anziani, autonomi e dipendenti. Nuovi beni pubblici perché non configura una domanda di provvidenze ad hoc, ma piuttosto il ripensamento in larga scala del sistema italiano di protezione sociale: con un occhio alla tutela immediata dei redditi, e uno sguardo più di prospettiva rivolto ai diritti di cittadinanza di un welfare più maturo”. “Insomma il paradosso positivo è che questo mondo del lavoro, pur così frastagliato e diversificato, in realtà mostra convergenze sorprendenti ed una grande disponibilità al cambiamento. Non chiede maggiori risarcimenti individuali, ma un nuovo ciclo di diritti sociali a base universalista. Spetta ai soggetti assenti e contestati – la politica e i partiti – ragionare sulle chiavi attraverso le quali ricostruire la fiducia sociale, ridefinire i legami collettivi, e affermare un nuovo riformismo. Questo – sostiene la ricerca – non potrà che trovare nel mondo del lavoro la sua naturale radice, per quanto non potrà che indirizzarsi in una direzione più ampia ed universalista”.
La politica, infatti, ne esce come grande sconfitta. Quasi il 70% dei lavoratori intervistati non si sente rappresentato da alcun partito politico. La maggior parte del restante 30%, si riconosce in maggioranza nel Pd. Ci sono poi le preoccupazioni. La maggior parte dei lavoratori, sia alla voce dipendenti che indipendenti, con percentuali sopra il 40%, teme di non avere una pensione adeguata. A seguire, il rischio di non avere una continuità di lavoro/reddito (22% tra i dipendenti, 26,7% tra gli autonomi). “In questi anni la politica non ha tenuto sufficientemente conto dei problemi del lavoro e soprattutto delle tutele. Proseguire sulla strada del Jobs act”, come ha proposto il segretario Pd, Matteo Renzi, “significa anche correggere”, ha commentato Cesare Damiano. “Servono correzioni in almeno due punti. Gli incentivi devono essere strutturali e bisogna alzare il costo dei licenziamenti, perché in Italia licenziare è troppo facile e poco costoso”, ha aggiunto. E sul punto Damiano ha riportato come metà degli intervistato abbiano un giudizio negativo sulla riforma del lavoro firmata Renzi. (Public Policy)





