TRUMP, I DAZI SULL’ACCIAIO, L’EUROPA, L’ITALIA E TERNI

Tratterò in poche righe, un solo argomento. Parlerò dell’acciaio, un tema profondamente legato alla storia di Terni. Ne parlo perché Trump ha deciso di mettere un dazio del 25% su questo prodotto. Che conseguenze avrà questa scelta sull’Europa, l’Italia e Terni? Si produrrà una reazione a catena che scatenerà una guerra commerciale a livello mondiale? A questo enorme problema, che richiederà una risposta energica e adeguata da parte dell’Europa (una clausola di “reciprocità” nei commerci internazionali?), si somma, per Terni, il tema del futuro dell’acciaieria. Si parla di una vendita, non immediata, dello stabilimento. Thyssen si sta riorganizzando a livello mondiale, con la cessione di una parte della produzione attraverso la creazione di una alleanza con l’indiana Tata, leader mondiale nel settore. Il cosiddetto core business della Thyssen resterà in mano tedesca: Terni sta nel mezzo. Occupiamocene subito per non essere impreparati quando verrà il momento. Devono muoversi la politica, le parti sociali e le Istituzioni locali, proiettando il problema nel Parlamento nazionale e in sede europea. La mia proposta è nota: far diventare l’acciaio una produzione di rilevanza strategica per il Paese, come l’energia e le telecomunicazioni. Quando un’azienda viene ceduta ci sono due tipi di compratori: chi vuole il marchio e il mercato, e quindi chiude e crea disoccupazione; chi vuole, invece, consolidare la vocazione industriale di qualità e salvaguardare l’occupazione del territorio. Per questo è indispensabile la vigilanza e l’assunzione di responsabilità del Governo che sarà in carica. In secondo luogo, bisogna affrontare il tema dell’amianto, in termini concreti e non propagandistici: propongo di allineare, con un intervento legislativo, la normativa sull’amianto che riguarda Terni a quella più favorevole adottata negli stabilimenti siderurgici di Torino, Piombino e Taranto.