BARETTA E DAMIANO PER UN NUOVO WELFARE GRAZIE ALLA TECNOLOGIA

Focus Welfare – MILANO (ITALPRESS/WEWELFARE.IT) – Il nuovo welfare dipenderà molto dal peso che avrà l’intelligenza artificiale nell’organizzazione dei servizi, soprattutto in ambito sanitario o assistenziale. È la previsione che il sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, ha svolto nel corso del suo intervento al Cnel, durante la presentazione del Secondo Rapporto Aidp-Doxa su “Robot, intelligenza artificiale e lavoro in Italia”. Ma oltre al ruolo attivo della tecnologia, in favore di un welfare più efficiente e “taylormade”, c’è il peso che robot e AI avranno sull’erosione contributiva e fiscale del lavoro. Quindi danneggeranno il nuovo welfare, diminuendo le risorse, proprio mentre potrebbero favorirlo in termini di fruizione? Sullo sfondo c’è il tema della nuova base impositiva (e contributiva): la fiscalità e la contribuzione previdenziale dei lavoratori potrà essere condivisa con quella generata dai robot e dalla massimizzazione dell’intelligenza artificiale?
L’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano – oggi consulente attivo e promotore di welfare aziendale – si spinge a suggerire l’introduzione di una rinnovata formula delle “150 ore” come elemento di formazione obbligatoria per i lavoratori. “Negli anni Settanta le 150 ore consentirono ai lavoratori di acculturarsi, provenendo per lo più da un’Italia rurale e poco alfabetizzata; oggi le nuove 150 ore potrebbero essere il volano di una nuova formazione rivolta alle nuove tecnologie.” I temi della formazione, dello smart working, del work-life balance costituiscono contenuti essenziali del nuovo welfare favorito dall’AI e dalla robotizzazione della catena produttiva. Damiano ha rilanciato anche la necessità di rendere obbligatoria la previdenza complementare e la sanità integrativa per attrezzare un nuovo welfare integrativo che tenga conto delle nuove esigenze del mercato del lavoro e dei lavoratori. (ITALPRESS).