Il mio editoriale, pubblicato il 21 marzo, su Ipsoa Professionalità Quotidiana ![]()
Da oltre 30 anni, il tema del welfare complementare, indirizzato a costruire un secondo pilastro con l’obiettivo di supportare, nel tempo, la sostenibilità del welfare pubblico è al centro di 3 importanti questioni. Quali? Una nuova legislazione di sostegno, necessaria a regolare questo nuovo universo di interventi, soprattutto per la sanità; l’integrazione tra welfare pubblico e privato, fermo restando il ruolo fondamentale di quello pubblico; la valorizzazione del ruolo della contrattazione, nazionale e decentrata, strumento fondamentale per ampliare la platea dei fruitori del welfare e per la loro tutela. Ma per fortuna quasi tutti i contratti nazionali di lavoro contengono le regole per il welfare previdenziale, sanitario e aziendale: bisogna proseguire su questa strada al fine di garantire le migliori tutele per i lavoratori e la crescita di una produttività socialmente inclusiva per le imprese. Sul piano delle politiche sociali abbiamo di fronte una variabile che avrà ricadute dirompenti: l’invecchiamento della popolazione. Che si intreccia, a sua volta, con lo stato delle finanze pubbliche, in una spirale che rischia di far collassare quel che è rimasto dell’esemplare modello europeo del Welfare State. Dunque, a che punto siamo in Italia?
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