PENSIONI, DAMIANO: “OK ESTENSIONE 14ESIMA”

Roma, 6 feb. (askanews) – “La proposta dei sindacati di innalzare a 1.500 euro lordi mensili il tetto dell’assegno pensionistico che dà diritto alla quattordicesima da pagare con una tantum nel mese di luglio di ogni anno, è assolutamente condivisibile.” Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico. “L’istituto – continua – è nato nel 2007, con il secondo Governo Prodi, quando ero ministro del Lavoro. Il tetto iniziale era di 700 euro, portato successivamente a 1.000. Un ulteriore innalzamento a 1.500 euro andrebbe incontro alla perdita di potere d’acquisto subito dalle pensioni più basse in questi anni. Sarebbe anche importante confermare il fatto che l’importo erogato rimanga suddiviso in tre scaglioni in relazione ai contributi versati. Questa misura, oggi all’incirca di 500 euro all’anno, andrebbe estesa anche ai cosiddetti incapienti.” “La fase 2 del Governo, dedicata alla revisione dell’IRPEF, potrebbe essere la sede adatta per adottare questo provvedimento”, conclude. Pol/Bac



IL DIGITALE SPAVENTA I LAVORATORI, “7 MILIONI TEMONO POSTO”

(di Marianna Berti) (ANSA) – ROMA, 5 FEB – Robot e algoritmi piacciono alle aziende ma spaventano i lavoratori. Una nuova frattura tra “tecno-entusiasti” e “tecno-rassegnati” che rischia di mandare in cortocircuito le relazioni aprendo le porte a “una nuova lotta di classe”. A lanciare l’allarme è il Rapporto sul welfare aziendale di Censis ed Eudaimon. Lo studio stima che sono “sette milioni” gli italiani che hanno paura di perdere il posto a causa degli avanzamenti della tecnologia. Ma anche tra i lavoratori c’è una polarizzazione: già oggi chi trova occupazione nei settori hi-tech guadagna il doppio degli altri. In un mondo dove le disuguaglianze non fanno che crescere il welfare aziendale può inserirsi per “mitigare” i divari, propone il Rapporto. La speranza dei lavoratori per un futuro migliore è collegata agli strumenti che possono rafforzare il benessere in fabbrica o in ufficio. Tanto che per due su tre il welfare aziendale alza la qualità della vita, Ma a che punto è l’Italia? Dalla ricerca emerge come il 52,7% dei contratti aziendali e territoriali ha misure di welfare. Una percentuale in crescita (nel 2018 era il 46,1%). La maggioranza dei lavoratori poi resta favorevole alla trasformazione degli aumenti in busta paga in servizi, dalla sanità ai fondi pensione, dagli asili nido ai rimborsi per l’abbonamento in palestra. La varietà delle opzioni di welfare aziendale può però, si fa notare, distrarre. Ciò, unito alla scivolosità dei nostri tempi, ha fatto sì che gli incerti decollassero (quasi uno su quattro). Una situazione che potrebbe depotenziare lo strumento. Ecco l’appello affinché il welfare aziendale definisca i suoi “confini”, spingendo fuori i “benefit fini a se stessi”. L’obiettivo deve essere chiaro: “dare più sicurezza” ai lavoratori in una fase in cui si sentono minacciati dalla tecnologia. Basti pensare che un operaio su due teme per il proprio impiego mentre le aziende vedono nel digitale il futuro: il 97% si aspetta maggiore produttività. Da qui l’insinuarsi di una distanza che viene certificata dall’indagine, secondo cui per la maggioranza dei lavoratori (il 52%) sarà più difficile trovare obiettivi comuni tra tutti. Il consigliere economico del ministero dell’Economia, Marco Leonardi, spiega come l’impatto dell’automazione si faccia sentire oggi soprattutto su chi ha “redditi medi”, oltre agli operai anche gli impiegati e i bancari. Per il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, bisogna intervenire per salvaguardare l’occupazione nei settori che stanno rimpiazzando le braccia e le teste con i robot. “Ridurre l’orario di lavoro senza tagliare le retribuzioni”, la sua ricetta. Intanto, suggerisce l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, si dovrebbe “indirizzare il welfare aziendale sui grandi temi: come la sanità integrativa e la previdenza complementare”. (ANSA).



PENSIONI: DAMIANO, “SI DILATA BASSA QUALITA’ LAVORO”

Roma, 4 feb. (Adnkronos/Labitalia) – “La ricerca dei Consulenti del lavoro sullo scenario demografico-lavorativo del Paese è molto importante e serve a smentire alcuni luoghi comuni sul mercato del lavoro.” Lo dichiara Cesare Damiano, dirigente del Partito Democratico, a proposito dello studio pubblicato oggi dalla fondazione dei Consulenti del lavoro. “Infatti, se tra il 2008 e il 2018 si registra un aumento degli occupati, + 125mila unità, a questo non corrisponde un analogo aumento delle ore lavorate, poiché mancano all’appello oltre 2 miliardi di ore. Quasi il 5% del totale. Questo significa che ci sono, mediamente, orari più corti e retribuzioni più basse e, quindi, il dilatarsi del lavoro di bassa qualità. Del resto l’Istat, nell’ultima rilevazione sul mercato del lavoro del dicembre scorso, ha evidenziato l’esistenza di una cifra record di lavoratori a termine, ovvero precari: più di tre milioni di occupati versano in questa condizione di instabilità e sottosalario”, conclude Damiano. (Map/Adnkronos)