PENSIONI: NO A TRATTAMENTI PENSIONISTICI DIVERSI

pensioni1Quattro parole chiave sono state pronunciate dal presidente del Consiglio: esodati, ammortizzatori, flessibilità (in entrata) e tempestivamente. Sono il succo della dichiarazione rilasciata dal premieri prima della fiducia alla Camera alla legge sul mercato del lavoro, che ha aperto la strada all’approvazione di quella riforma. È l’impegno di Mario Monti che adesso va onorato tempestivamente. La prima occasione sarà il decreto sviluppo: presenteremo emendamenti unitari dei partiti che sostengono il governo su ammortizzatori e flessibilità in entrata, avendo a riferimento l’avviso comune di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Nella spending review esiste già un capitolo dedicato agli esodati che aggiunge altri 55mila lavoratori agli precedenti salvaguardati per un totale di 120mila persone. A questo proposito abbiamo da porre due domande al governo alle quali occorrerebbe dare una rapida risposta. La prima: come mai il decreto interministeriale che riguarda i primi 65mila salvaguardati non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale? La seconda: se il governo, per i dipendenti pubblici da accompagnare alla pensione, prevede una deroga all’applicazione della riforma previdenziale targata Fornero fino al 2014, perché non estendere questa stessa norma ai lavoratori privati o autonomi, anziché fare continui rattoppi che non risolvono il problema? Del resto trattamenti pensionistici diversi tra lavoratori non sarebbero accettabili e sarebbero contraddittori.


Pensioni: il prolungamento sia una libera scelta

pensioni1Ha ragione Berlusconi quando dice ‘non cambieremo il sistema pensionistico. Infatti, le riforme del governo Prodi hanno garantito un equilibrio di lungo periodo del sistema. Semmai va applicato integralmente il protocollo del 2007 per quanto riguarda le parti non attuate da questo governo, ad esempio i lavori usuranti. Per quanto riguarda l’eta’ pensionabile delle donne, oltre a consentire alle lavoratrici di poter continuare, sulla base di una libera scelta, l’attivita’ lavorativa dopo i 60 anni, e’ necessario riconoscere alle stesse i periodi dedicati alla cura della propria famiglia e farli valere ai fini pensionistici.

Questo deve essere il primo tempo di un’azione anti discriminatoria e per la valorizzazione del lavoro femminile.